Brand: (quando) è giusto disattivare i canali social?

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Esistono realmente dei casi in cui è giusto disattivare i canali social di un’azienda o di un personaggio pubblico?

Brand: (quando) è giusto disattivare i canali social?Ad ottobre 2014, Taco Bell, un noto brand statunitense, annunciò attraverso i suoi canali social media che li avrebbe spenti nei mesi a venire, affidando la sua comunicazione ad una sola, nuova, personalissima app mobile.

Una mossa che qui in Europa, particolarmente in Italia, lasciò tutti perplessi.

In realtà Taco Bell, come tante altre aziende del nuovo mondo, è una nota pioniera del cambiamento, delle più moderne tendenze, quindi, negli USA l’annuncio non provocò particolarmente stupore, piuttosto creò curiosità verso quella “nuova e personalissima app mobile”.

L’Italia è un paese per vecchi, non lo scopro certo io, ed ogni innovazione tecnologica l’apprende ed acquisisce con qualche anno di ritardo rispetto ad altre società: ecco perché siamo rimasti perplessi, ecco perché tuttora ci stiamo domandando se saremmo pronti ad una comunicazione ancor più rivoluzionaria.

Pronti no, questo è certo, perché non sappiamo ancora distinguere chi crea un sito web (Web Designer) da chi gestisce una fanpage aziendale (Community Manager o Social Media “coso”), però ci sono realtà che hanno avuto il coraggio di investire – in tempi non sospetti – nella comunicazione digitale, come il social media marketing, il blogging ed il web marketing, ed oggi possono dire di essere positivamente orientate verso nuovi mercati, grazie proprio a queste piattaforme.

Poi ci sono quelle imprese che si sono affidate ai canali social ma non hanno raccolto i risultati sperati e si sono fatte portatrici di cattivi virus, ovvero rilasciano feedback negativi sulle capacità di questi strumenti, anziché attribuire i demeriti agli affidatari. Perché è di questo che si tratta, è di questo che stiamo realmente parlando: i social media servono per comunicare al tuo target, non per vendere, hanno delle regole e se tu non sai come sfruttarli, se ti affidi a persone che non ne hanno le competenze, questi potentissimi mezzi ti si ritorcono contro, senza alcuna pietà.

Facciamo un esempio: tu hai un eCommerce (supponiamo che sia un sito responsive e quant’altro) e non riesci a vendere come da obiettivo che ti eri prefissato. Bene, anzi, male. Per dare un megafono alla tua attività hai pensato di attivare i giusti canali sociali, su suggerimento dell’amico Mario.

Fin qui tutto bene, a parte i ricavi. Dato che Mario è un appassionato di social network e lo vedi sempre gigioneggiarsi all’interno di questi, gli affidi la pubblicazione di qualche post settimanale e lui, ovviamente, accetta e si intasca qualche moneta.

Risultato: poco coinvolgimento e poca copertura, eppure Mario è uno che diceva di saperli utilizzare. Cosa succede?

Te lo dico io, succede che Mario non ha i requisiti per poter gestire pagine aziendali, non ha i requisiti per la creazione di una strategia, non ha i requisiti per intercettare il tuo target, non ha i requisiti per il social customer care e non ha i requisiti per condividere i giusti contenuti. Però, ha i requisiti per intascarsi il tuo danaro, quello che tu hai voluto (malamente) investire, e ad oggi ti ritrovi con un mero risultato: un bellissimo eCommerce senza acquirenti.

Così decidi di dare la colpa ai socia network, che non servono a niente e bla bla bla, quindi di chiudere gli account, anziché intestarti un’autocertificazione in cui attesti che hai fatto una cavolata (per dire) e successivamente appoggiarti ad un vero professionista.

Spegnendo i canali social annienterai la tua visibilità, non raggiungerai il tuo target, non potrai intuire di cosa avrà realmente bisogno il tuo pubblico, non creerai alcun rapporto ne dialogo con la tua utenza ma, soprattutto, non avrai la possibilità di abbattere le distanze con tutti loro, proprio a causa dello spegnimento delle piattaforme e, salvo miracoli, ma miracoli veri, sarai costretto a chiudere la tua attività, dicendo addio al tuo brand.

Allora, quando è giusto disattivare i canali social?

E’ giusto disattivarli a persone, personaggi pubblici ed organizzazioni che ne fanno un uso improprio, senza buon senso e senza conoscere gli effetti di ciò che scrivono e condividono, proprio come il recente tweet in cui si è reso protagonista il Vicepresidente del Senato italiano Maurizio Gasparri.

Ovviamente non ho la possibilità di conoscere tutti i settori industriali presenti sulla terra, però, secondo la mia esperienza, tutto ciò che può essere condiviso e può essere di utilità sociale, è adatto ad essere comunicato sui social media secondo la sua personale strategia.

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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6 commenti on "Brand: (quando) è giusto disattivare i canali social?"

  1. Ciao Alessandro e ben trovato con un altro bel tuo articolo. Credo pure che il momento buono per l’azienda per staccare un social media è quando, non essendosi essa affidata a “teste” competenti, ha avuto un pessimo risultato e nessun ritorno (come viceversa la fantasia dei proprietari poteva prevedere…). Quindi, secondo me, se è intenzione di un’azienda (o professionista che sia) tenere aperta una piattaforma solo per una questione di “moda”, meglio chiuderla, poiché la mancanza di interazione, l’assenza di contenuti da condividere, la latitanza dal “sentore di massa”, dequalificherebbe la reputazione della stessa società. Non so come la pensi… ma mi è capitata una storia simile tempo fa…
    In bocca al lupo per tutto e… SII FELICE!!!

    • Ciao Giampiero!
      Come va lì a Lugano? C’è freddo? 🙂

      Sì, ciò che dici è assolutamente vero. Io l’avevo sottinteso questo, ovvero che la mancanza di una gestione costante delle company page sia molto dannosa. Quindi, piuttosto che rimanere in balia degli utenti e delle loro interazioni, tanto vale chiudere gli account piuttosto che lasciarli inattivi.
      Proprio come hai detto tu, appunto.

  2. Pingback: Leggi le Social Media News di oggi - Davide Milani

  3. mauro

    penso che oggi gestire autonomamente i propri aggiornamenti sia una scelta, così come non esserci sui social lanci implicitamente un messaggio al cliente
    liberi di esserci o non esserci
    per esserci ripetendo all’infinito modelli già visti e ormai noiosi, meglio non esserci
    il cliente sa che tu non sei quello che si aspetta, ma solo te stesso e non mi pare poco

  4. mauro

    non credo che la presenza sui social determini o meno il successo di un brand, perlomeno non oggi
    i social non sono più una novità
    conosco aziende che lavorano tranquillamente senza social o con un profilo solo gestito dignitosamente ma senza effetti speciali
    ma per come vanno oggi i social, con meccanismi ormai consueti e banalizzati (anche qualora si cerchi di essere diversi, sono i social in sè ad essere dei mondi omologati, a partire dalla grafica uguale per tutti), sono sempre più convinto che non esserci lanci un messaggio ben definito all’utente, diversamente da ciò che accadeva un tempo
    è come dire da me NON troverai questo, la nostra azienda NON è questo, pensavi di trovare come da riti i soliti link ai social e i soliti profili, invece non ci sono, perchè semplicemente non ne abbiamo bisogno
    che ne pensi?

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