Sopravvivere e convivere col cliente che non paga

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Brutta, brutta, brutta cosa. Ma ci sarà pure un modo per uscire da un tunnel simile. O no?

Sopravvivere e convivere col cliente che non pagaSì, la luce in fondo al tunnel tornerai a vederla, nel frattempo, però, devi conviverci col cliente che non paga, e non è facile. Per nulla.

Anche il freelance ha delle scadenze come tutte le partite iva, seppur agevolate, ed il tuo commercialista dovrebbe avertelo detto. Giusto? Bene, perché sopravvivere al giorno d’oggi è di per sé già difficile, se poi ci andiamo ad aggiungere il lavorare gratis, beh, come dire, vale davvero la pena migrare in un nuovo paese.

Perché è di paese che si tratta, infatti, solo in Italia puoi permetterti di non pagare alla scadenza concordata, oppure chiudere un’attività perché piena di debiti e poi aprirne una nuova sfruttando il nome della moglie (prestanome). Questi meravigliosi “giochini”, fra le tante cose, hanno mandato gambe all’aria professionisti e imprese, centinaia di migliaia, e tutt’ora porta in disgrazia.

Tu che sei un freelance, sei particolarmente a rischio, lo sai? Perché nel 2015 vieni ancora considerato come un anello debole della società: un disoccupato 2.0. E’ chiaro che la realtà non è questa, soprattutto se hai fatto la scelta di lanciarti in un’attività tua. Questo però ti può comportare tanti problemi, come il non vederti erogare finanziamenti per un’auto o per un semplice Pc, che per la tua attività è fondamentale. Ecco perché devi saperci convivere col cliente che non paga, ed ecco alcuni consigli su come puoi sopravvivere a questa disavventura.

Metodi di convivenza col cliente che non paga

  1. una volta emessa la fattura, spediscine sempre una copia per eMail al cliente. Prima di inviarla però, chiudi la frase con un “In attesa del pagamento, resto a disposizione per eventuali nuove” oppure una più informale “Appena effettuato il bonifico, puoi avvertirmi? Grazie”. In questo modo, con tatto, solleciterai il cliente al pagamento e a prendere visione della scadenza;
  2. è già passata una settimana dalla scadenza della tua fattura e l’home banking continua a ribadirti che non è pervenuto nessun bonifico? Questo è il primo campanello di allarme. Io comincio sempre con un’educata eMail di sollecito, se nei 2/3 gg a venire non ricevo alcun accredito passo alla telefonata. Anche in questo caso non permetterti di fare terrorismo, usa sempre le buone maniere ma facendo capire che non stai scherzando, con tono serio, soprattutto se ti erano state fatte promesse tipo “Lunedì ti pago!” e poi non sono state mantenute. Sei un professionista, non devi farti prendere in giro.
  3. che sia un’agenzia o un’azienda, capita di sentirsi dire questo: “Appena ricevo il bonifico di PincoPallo, ti pago”. Ecco, questa è una delle situazioni più scomode, perché ti trovi di fronte ad un cliente che lavora solo con ciò che ricava, oppure che ha grattato il fondo del barile ed ha utilizzato il danaro che ti spettava per la sua attività, quindi, la sta tirando per le lunghe. Qui, in questo preciso caso, la linea è veramente sottile tra il “non posso più darti proroghe” e il “vai a quel paese! Io ho lavorato e adesso vengo a prendermi i soldi che mi spettano. Fai in modo di trovarli!”, il mio consiglio è quello di mantenere la calma, martellandolo di telefonate quotidiane se necessario, facendogli capire con un adeguato tone of voice che non stai scherzando. Questo ti permetterà di mantenere un dialogo col cliente che non paga, senza passare ad inutili minacce o passaggi per lettere di avvocati, che tanto non ti permetteranno mai di rivedere il danaro a breve, se non di perderlo addirittura;
  4. l’azienda per cui hai prestato le tue attività non naviga in buone acque e te ne danno trasparenza dicendoti che non riusciranno a pagarti a breve. Bene, anzi, male! perché il proprietario di casa non aspetta l’affitto e il frigorifero non si riempie da solo. La prima cosa che devi fare è pensare al tuo credito, come portarlo tutto a casa, quindi, fissa immediatamente col referente aziendale delle date di scadenza sicure, in un onesto lasso di tempo per entrambe le parti, e firmate nero su bianco quell’impegno. In questo modo avrai qualche chance in più di vedere saldate le tue fatiche, seppur diluite nei mesi a venire;
  5. “Non ho più una lira. Mi dispiace. L’unica cosa che posso offrirti per darti quanto ti spetta sono Royalties…” Scappa, e nel tragitto fai una tappa dal tuo avvocato. Sei di fronte ad un dinosauro, qualcosa più grosso di te, ed è meglio che ti tuteli;
  6. non lavorare mai per un solo cliente. Oltre a precluderti del potenziale ulteriore lavoro, in caso di difficoltà economica non avrai altre fonti di credito;
  7. non lavorare mai per amici e parenti. Neanche per l’azienda in cui presta dipendenze tuo fratello o tua mamma! Questo ti renderà più vulnerabile nella riscossione dei pagamenti, perché c’è un legame familiare con esse.

Metodi di sopravvivenza col cliente che non paga

  1. tutte i santi mesi, appena ricevi i pagamenti, fai sempre in modo che ti rimanga del danaro in cassa, perché nelle settimane successive può sempre presentarsi l’eventualità di insoluti. Questo ti darà più autonomia finanziaria e garanzia di sopravvivenza;
  2. se vuoi fare un investimento, qualunque esso sia in termini di volume, prima di effettuarlo controlla sempre che tu sia in grado di mantenerne l’impegno in tutte le sue scadenze, brevi o lunghe che siano, parallelamente ai tuoi progetti in essere e prossimi incassi. Questo ti darà qualche garanzia in più di camminare sempre con le tue gambe, anche qualora si presentasse la bufera del cliente che non paga;
  3. se proprio devi lasciare indietro qualche scadenza, purché si tratti di qualche giorno (non di settimane), fallo con le bollette delle utenze comuni, come luce, gas, acqua e telefono. Pagando in ritardo ti verrà sì addebitata una mora nella bolletta successiva, solitamente di qualche Euro (se non una manciata di centesimi, controlla il contratto che hai attivo), ma ti permetterà l’entrata dei crediti ritardatari;
  4. non effettuare alcun tipo di acquisto non necessario nel periodo in cui hai accumulato crediti, perché la situazione potrebbe anche non sbloccarsi in tempi brevi e questo porterebbe solo a sovraccaricare la tua autonomia finanziaria;
  5. cerca nuovi progetti, nuove collaborazioni e non farti scrupoli a contattare un collega che sai potrebbe esserti d’aiuto, professionalmente parlando, casomai potrà essere proprio l’occasione per un nuovo e duraturo rapporto di lavoro/collaborazione.

A te la parola

Io ho individuato questi 12 punti, che ritengo fondamentali per poter convivere e sopravvivere davanti ad un cliente che non paga. Tu, cosa ne pensi: avresti una tua esperienza da aggiungere alla mia lista?

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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11 commenti on "Sopravvivere e convivere col cliente che non paga"

  1. argomento alquanto delicato!!!

    ho finito in corso dedicato al business plan più o meno un paio di settimane fa e addirittura uno dei commercialisti che ci stava tenendo il corso è intoppato in qualche mancato pagamento arrivando a chiedere alla banca un aumento del fido

    non è facile da gestire anche perchè si sta passando da un modo vecchio di lavorare nel quale si poteva anche aprire una attività, gestirla per mesi e poi pagare i propri fornitori (ho gestito una attività commerciale per una vita e le cose sono veramente cambiate negli ultimi anni!)

    tu sapevi che li avresti pagati e i fornitori sapevano che avrebbero ricevuto i loro soldi

    ora si tenta di posticipare i pagamenti e ne saltano fuori di tutti i colori!

    ne parlavo con un consulente e secondo lui (era anche il suo modo di lavorare) meglio farsi pagare il 50% del lavoro prima di iniziarlo, un alto 30% alla consegna e alla fine al saldo

    se non pagano o non si fa nulla o ci si ferma!

    meglio perdere un cliente che trovarsi un debito dopo aver emesso la fattura e magari ritrovarti a pagare iva e tasse su soldi che non hai ancora ricevuto!

    io penso che per il 2015 userò questo sistema!

  2. Grazie Alessandro e grazie Davide.
    lo scorso anno mi è capitato due volte e di una fattura di luglio ho avuto l’accredito a dicembre.
    Il mio commercialista mi ha anche suggerito di non emettere la fattura, ma di fare una nota e solo dopo il pagamento di far fattura. Questo per evitare di correre il rischio di pagare le tasse su un ricavo inesistente.
    Altra indicazione è mandare in allegato alla mail un piccolo contratto con il tipo di prestazione, il costo è le modalità di pagamento. Tanto perché sia chiaro che non siamo una azienda e le nostre fatture si pagano a vista.
    buon 2015, anche se l’inizio ha già massacrato le piccole partite iva!!! Quelle che permettono di lavorare per galleggiare!!!
    Scusate il piccolo sfogo.

    • Buongiorno Barbara e grazie a te per averci dato trasparenza della tua esperienza.

      Ottima idea quella di inviare una nota prima di emettere fattura, però, correggimi se sbaglio, noi freelance non paghiamo le tasse su ciò che non incassiamo. Per dire: se una fattura di dicembre 2014 ci viene pagata a gennaio 2015, quella fattura andrà direttamente di competenza 2015 e non 2014.
      Diverso, invece, il discorso per tutte le partite iva dalla semplificata in su.

      Io, alla firma del preventivo, allego sempre un po’ di clausole di acquisto. Quelle standard chiaramente, ma che possano tutelare la mia attività.
      Tu le utilizzi?

  3. Yo Ale!

    Ottimo post da “keep calm e.. non finire sulla Cronaca di Roma del giorno dopo” 😀

    Il problema vero è che, realmente, se un cliente non paga perché vuole fare la materia fecale – e il debito non è eclatante – non conviene nemmeno mettere in mezzo gli avvocati.

    Ecco poi il nascere di una marea di società di recupero crediti, via via più “aggressive”.

    Non è un bel momento, certo. :S

    • Grande Ben 🙂 …grazie per essere passato e auguri di buon anno!

      Sì, se il debito ha mediocri volumi bisogna sempre cercare di mediare. L’avvocato e il recupero crediti devono essere sempre l’ultima soluzione, soprattutto per noi.

  4. Ottimo post.. pienamente d’accordo con quanto scrivi. Forse perchè, ahimè, mi ci rispecchio pienamente. Capita spesso e volentieri di non essere pagati per tempo dopo l’emissione della fattura; e in effetti uno non sa mai come comportarsi, se partire ‘soft’ o se andare subito all’attacco 🙂

  5. Pingback: La condanna del freelance: l'offerta forfettaria - APclick

  6. Max

    Questa notte per puro caso, in una della N notti insonni, mi sono imbattuto nel tuo post e nei commenti dei vari freelancer (giustamente) incazzati. Io sono quello che adesso “non paga” più chi non sa fare il proprio mestiere. Ok?
    La mia storia: Con tutto l’impegno, la professionalità, la dedizione e i SOLDI necessari sto cercando di avviare una startup. Ho incontrato guru di ogni materia, settore e professione. Tutto bravissimi a vendersi ma – alla fine della fiera – PESSIMI nella esecuzione delle attività richieste.
    i Freelancer che leggeranno il mio commento si incazzeranno (li capisco) ma vi chiedo anche di riflettere sul fatto che (forse) ultimamente si sono presentati sul mercato troppi sedicenti “guru” che hanno danneggiato, inquinato, affossato varie professioni (avvocati inclusi). Quindi OK, capisco, svolgere un lavoro e non essere pagati fa male ed è sbagliato. Ma siete tutti sicuri di poter dire: Io ho fatto quello per cui chiedo di essere pagato?
    Adesso sbranatemi pure … 😉

    • Ciao Max,

      in realtà mi trovi più che d’accordo sul tuo punto di vista, e penso anche la maggior parte dei lettori.
      Il punto focale su cui si basava l’articolo infatti era “pagare il cliente per un BUON lavoro”.

      Nel mio piccolo mi è capitato di non pagare due fatture però, ovviamente, prima li ho resi consapevoli e partecipi (i collaboratori) delle loro cavolate.

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