La condanna del freelance: l’offerta forfettaria

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Perché questa mania del forfait? Oggi, tendenzialmente, il cliente domanda un’offerta “a pacchetto” con un costo finale forfettario, che comprenda tutto. 

La condanna del freelance: l'offerta forfettariaLo dico da sempre: ogni cliente ha la sua storia. Con storia intendo settore professionale di riferimento, target, obiettivo, budget e competitor. Anche la persona che ti trovi di fronte conta molto nell’elaborazione del prezzo finale.

Freelance che il tuo cliente sia un’agenzia, un professionista o un’azienda poco importa, perché tendenzialmente ti viene richiesta un’offerta forfettaria per la gestione completa di un progetto. Dico bene?

Ci sono casi, tuttavia, che non possono essere gestiti “a pacchetto”, ed allora sei costretto a raffazzonare un prezzo che accontenti il cliente, prima di te, perché non vuoi perdere quel lavoro. Così facendo, però, porterai meno brillantezza al tuo operato, perché saprai di partenza che il risultato che andrai a mostrare varrà molto di più di quello che incasserai.

La conseguenza di tutto questo? Non mostrerai mai, realmente, le tue potenzialità e questo porterà un meno, un segno negativo nel tuo curriculum.

Tutto ciò è implicito nell’essere umano: meno soddisfazione, meno impegno. Più soddisfazione, più impegno.

Una buona offerta forfettaria

Come dice il buon Riccardo Esposito, se si tratta di una buona gavetta non c’è nulla di male, ma se devi proporre un’offerta forfettaria che non porti alcun valore materiale a te ma solo al cliente, il gioco non ne vale più la candela.

Ti faccio un esempio pratico: il cliente è un’agenzia importante, composta (anche) da professionisti che hanno dimostrato di avere grande talento, oltre che essere riconosciuti nel settore. Tu sei agli inizi della tua carriera da freelance, devi farti un nome, far conoscere il tuo brand e, soprattutto, dare dimostrazione delle tue qualità. Il progetto sottoposto rientra nei tuoi parametri, in ciò che sai fare, però, questa volta è diverso, sei in un team di un certo livello, non nel solito ufficietto di seconda categoria. L’occasione è ghiotta anche per imparare dai grandi, per un’ottima formazione sul campo.

Ecco, in un caso del genere, la tua offerta forfettaria può tenere conto di questo surplus ed abbassare, eventualmente, il costo finale sottoposto, perché verrai ripagato anche di un’esperienza che, quando la presenterai ad altri clienti, diverrà inevitabilmente un curriculum importante, che ti permetterà di mettere in cascina più progetti di un tuo equivalente collega.

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E’ un bene o un male?

Io dico questo: non tutti i mali vengono per nuocere. Ovvero, se il cliente è di prestigio ma il budget proposto ristretto (non alla fame però, che è ben diverso) io, freelance, tenendo conto che sono all’inizio, posso accontentarmi economicamente ma abbuffarmi successivamente grazie a quella esperienza, a quella formazione ed a quel rimbalzo che mi avrà dato lavorare per quel determinato brand.

Sei d’accordo con me oppure preferisci una gallina oggi, piuttosto che un uovo domani?

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Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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