La dura legge del freelance

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Amici e parenti faticano a capirmi. Pensano che io, freelance, possa ricavarmi del tempo in ogni momento della giornata e dell’anno. Vediamo se riesco a farmi comprendere meglio con questo post…

La dura legge del freelance dipendente

Un qualunque dipendente, in Italia, è pagato per lavorare. Indistintamente.

E’ retribuito anche in caso di malattia, di ferie e, addirittura, pagato nei giorni di festività, anche se questi cadono di domenica. Inoltre, se c’è poco lavoro, è indennizzato anche per stare sul divano di casa a grattarsi la pancia (dettasi Cassa Integrazione).

Il dipendente più fortunato – e molto diffuso – è quello stipendiato per non fare nulla. Cioè, lui non fa nulla, perché non ne ha voglia, ma viene puntualmente ed ugualmente elargito.

Ecco, io, che sono un freelance, non ho poi tutte queste “agevolazioni” e, in caso di scadenze, non c’è malattia, giorno di ferie o partita di calcetto che tenga. Devo lavorare e se non lavoro non mangio ma, soprattutto, non posso pagarmi i contributi alla fine dell’anno.

La giusta visione

La mia intenzione, oggi, con questo post, non è salvaguardarmi da eventuali uscite indesiderate con amici o eventi con parenti, bensì farti comprendere il mio stato. Dartene una piccola e breve visione.

Attenzione: non mi sto piangendo addosso, perché io amo il mio mestiere e l’essere freelance, però se non lo eseguo a regola d’arte non ho nessuno che mi sostituisce in azienda, perché l’azienda sono io e se non consegno i lavori non mi vengono saldate le fatture!

Ah, le fatture…

Tu, dipendente, hai lo stipendio fisso, comprendente contributi, ritenute, ferie, giorni di malattia, TFR e chi più ne ha più ne metta. Io, ho soltanto il mio compenso – e la marca da bollo! – sulle fatture. Di compreso non ho nemmeno la carta su cui le stampo, per dire.

Pensaci un po’ su

Concludendo, senza fare alcuna discriminazione, la differenza tra noi, in sostanza, è questa:

  • freelance: più lavora più mangia, più lavora più contributi versa e alla fine dell’anno non ha alcun bonus; di conseguenza ha meno tempo a disposizione per sé e da dedicare ad hobby, amici e parenti.
  • dipendente: lavora, mangia (comunque), percepisce una tredicesima alla fine dell’anno, ha tutto versato (tasse) dal datore di lavoro e, a fine giornata, chiude ogni problema accompagnando l’uscio dietro di sé, potendosi così dedicare alla sua vita privata nella più totale libertà.

Claro, no?

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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8 commenti on "La dura legge del freelance"

  1. Ciao Man,
    su tanti tuoi post sono d’accordo, ma su questo no.
    Allora è vero che i lavoratori dipendenti hanno la parte “bella” che è quella di lavorare (e a parte gli statali, la maggior parte dei dipendenti si tirano un culo quadro…) in un posto relativamente sicuro e, come hai accennato tu, avere ferie pagate, rol pagati, malattia pagata, contributi pagati; il problema è che 3,5/4 dei lavoratori dipendenti, al giorno d’oggi, è sfruttato con salari minimi e orari assurdi.
    Essere freelance, per me è come per i Baristi, non è un lavoro ma uno stile di vita. E’ una scelta, per molti forzata, per altri (ad esempio io a breve) è voglia di cambiare stile di vita lavorativo e la qualità della vita. E’ verissimo, se non lavoriamo noi non mangiamo, ma abbiamo il vantaggio che se sappiamo organizzarci bene, abbiamo del tempo libero. Sta tutto nel saper organizzare il proprio tempo, i propri spazi; naturalmente c’è il cliente cagacazzi che chiede le cose oggi per ieri, ma sta a noi capire se vale la pena lavorare con certa gente o meno. Su ciò, se non erro, avevi scritto un altro articolo molto interessante. 😉
    All’estero, i lavoratori dipendenti, se lavorano più di 8 ore vengono rimproverati dai loro capi, perché significa che hanno organizzato male il loro tempo, di conseguenza hanno lavorato malissimo.
    La nostra scelta di cambiare metodo di lavoro è fatta per migliorarci la vita, no per peggiorarcela…!
    Un abbraccio man!

    • Ciao grande 🙂

      Lo sostengo da sempre che essere freelance è uno stile di vita, ma questo già lo sai perché so che hai letto i miei precedenti articoli a riguardo.
      Inoltre, come ho scritto sul finire “non sto facendo discriminazioni”. Chi ha un lavoro dipendente, ed è un vero dipendente (nel senso che merita lo stipendio, seppur minimo), so che non se ne avrà a male per quanto detto.

      Tornando al discorso “freelance”, in particolare a questo articolo, il mio è stato un semplice sfogo. Spesso e volentieri capita di sentirmi dire “Non fai un cazzo tutto il giorno, sei sempre su Facebook” oppure “Lavori da casa, hai tutto il tempo che vuoi per fare quel che ti pare!”.

      Ecco, anche no!

      Io lavoro tutto il giorno e mi organizzo settimanalmente a seconda dei progetti/impegni.
      Molte volte, però, mi trovo a dover lavorare anche di domenica ma, questo, non perché lavoro male, semplicemente perché durante il giorno ci sono mille variabili (skype, telefonata, gestione crisi, consigli per messaggi privati, etc. etc).
      Sono sincero: io tendo a conversare molto coi clienti, ma questo perché lo trovo un vantaggio per entrambe le parti.

      Oreste, davvero: se hai la ricetta per rimanere nel range tutti i giorni, settimanalmente, spiegamela. Ti pago 😀

      Grazie per il tuo parere amico 😉

  2. Ale no, scusami, ma messa così proprio non va: non hai capito cosa significhi fare il freelance. Il paragone non regge e parte da presupposti sbagliati.
    Guarda se vuoi lo condivido questo articolo, ma non in senso “Ale colpisce ancore e non sbaglia un colpo”, ma più “l’errore di partenza”. Insomma dimmi tu se vuoi che lasci perdere o che lo faccia girare ma con la prospettiva “non funziona così”

    • Ciao Andre 🙂

      Per la condivisione devi decidere tu. Non posso fermare le critiche, perché è giusto che ognuno esprima la propria opinione, che sia di assenso o, come in questo caso, dissenso.

      Per me, freelance, significa due cose: stile di vita (l’essere freelance) e farsi il culo.
      Questa è la realtà dei fatti, secondo mio modesto parere.

      Poi, per l’amor di dio, posso avere la mentalità imprenditoriale sbagliata e può anche non reggere il paragone col dipendente medio, ma se l’ho fatto è solo per far capire, a chi ancora non ci riesce, qual è la vera differenza.

      Grazie comunque per la tua sincerità. Sai che l’apprezzo molto!

      P.S.: sto leggendo molte fandonie ultimamente e vedo che si sta dando troppo spazio allo standard, solo perché a scriverlo è LUI o LEI. Io ho solo espresso il mio modo di vedere, per informare, che può essere o non essere condivisibile.

  3. Mi trovo di più nel discorso di Oreste.
    Si è vero, ci sono le fatture, nessuno ti regala niente, i clienti a volte (e non solo a volte) pagano in ritardo o peggio non pagano, se ti ammali cavoli tuoi,…tutta una serie di cose che se le metti in fila ti viene il mal di testa.

    Io provengo dall’altra parte del fiume, sono stato un dipendente fino agli inizi di quest’anno e poi come è successo (e purtroppo succederà) per molti la magia è finita. Che ho fatto? Ho cominciato a darmi da fare, quindi vecchi contatti, metti su il sito, frequenta le community, sporca i blog di quelli bravi come faccio ora col tuo, ascolta le gente brava e via dicendo.

    Se dovessi ad oggi tirare le somme, pur essendo prestissimo e avendo in tasta decisamente meno soldi, non mi sentirei di affossare la scelta di fare il freelance in realtà.

    La mia giornata lavorativa inizia prima delle 7 (anche se è finita magari 3 ore addietro) con colazione, spulciatina ai blog e i profili che mi piacciono, preparazione del mailing o delle telefonate e poi giù nel lavoro arretrato (quando ci sta) e ricerca di nuove opportunità.

    E’ proprio quella parola “opportunità” che mi da la voglia di continuare a provare. Pensare che fuori c’è un mondo a disposizione in cui cercare e darsi da fare mi permette di guardare alla mia situazione con un po’ più di ottimismo e sicuramente meno grigiore di quanto possa essere in realtà.
    Avere la possibilità di crearsi una cosa propria è qualcosa di sicuramente paurosissimo da un lato ma strepitoso dall’altro.

    Poi insomma, so bene cosa ho lasciato (mio malgrado) e sono consapevole che certi standard in termini di qualità di vita potrò raggiungerli solo con il quadruplo della fatica e senza godere a pieno delle agevolazioni che hai giustamente elencato, ma ci provo comunque e dopo qualche mese, se oggi mi offrissero ancora una cosa come quella, probabilmente potrei anche rispondere “no grazie, così sono libero…sono freelance” 😉

    • Eccomi qua! Come promesso tra i commenti di Google+ 🙂
      Innanzitutto grazie per il tuo contributo Pigro!

      Pensala così: quando cominci ad avere tanti clienti e progetti da gestire, tu, freelance, sei solo uno e le tue giornate sono composte da 24 ore, di cui almeno 6 cerchi di dormirle, almeno 3 le dedichi alla tua famiglia (comprensiva di pasti), e le restanti te le giochi davanti al pc.
      Bene, ora teniamo conto che ci sono tante variabili e quotidiane_(telefonate, whatsapp, skype, campanello di casa, eMail, incazzatura per mancato saldo della fattura, etc. etc.)_.

      Paragoniamo ora il tutto ad un dipendente, anche il più bravo che c’è in Italia e con un buon stipendio fisso.
      Cosa converrebbe, così, su due piedi?

      Ecco, qui volevo arrivare. 🙂

      Io, come ben saprai se hai letto un po’ della mia storia e i miei precedenti articoli sull’essere freelance, sono il primo che non tornerebbe indietro se mi venisse chiesto, perché amo il mio attuale stato da libero professionista e l’ho scelto io, di diventarlo.

      Non ho mai voluto affossare la scelta di fare il freelance, ne in questo articolo ne nella realtà. E mai lo farei!
      Mi spiace che il messaggio sia stato travisato. Probabilmente non sono stato bravo io a gestire l’articolo…

      Grazie per seguirmi Pigro, alla prossima 😀

      • Oddio…messa così diciamo che un po’ di sapore lo cambia! XD
        A parte gli scherzi…
        Sai, come accennavo in breve anche su g+, tu sei in questo mondo sicuramente da più tempo di me e certi meccanismi ormai ti sono molto più familiari.

        Sto leggendo pian piano i vari contributi qui sul blog (poi piano piano te lo imbratto eh XD) e ci credo nella convinzione che hai nell’essere un freelance perchè traspare. Si capisce anche in questo ultimo pezzo eh…la riflessione che fai è qualcosa di ben reale, non sono lamentele di uno che come se dice a roma “se gratta” ecco, e credo poi che non è che decidi di darti al “lavoro in proprio” solo perchè non vedi altro intorno a te, ma anche perchè sei convinto di poter fare delle cose no?! (Indiendentemente dal risultato, la volontà è d’obbligo!)

        Il fatto è che pur comprendendo diciamo tutto il calderone, e subendone ormai anche io in prima persona le problematiche e le amenità giornaliere, il lato positivo che me ne viene (non economico purtroppo) è ancora abbastanza forte per farmele mettere un po’ più da parte…tutto li.

        E’ una bellissima possibilità e voglio crederci.
        E’ una dura legge hai ben ragione, ma riuscire a farle fronte anche parlandone come fai tu, è già una bella vittoria. 🙂

        • Grazie Pigro 🙂

          Io cerco di essere sempre il più trasparente ed originale possibile (originale nel senso che uso solo ed esclusivamente il mio stile, che è venuto e tutt’ora si sta formando nel tempo), provando a dare reale utilità al mio target attraverso le mie tecniche, esperienze e pareri.

          Ecco:
          1. se un utente vuole sentirsi dire (e condividere) ciò che altri hanno già detto, allora questo non è il blog che fa per lui.
          2. se un utente vuole leggere (e condividere) qualcosa di già sentito e che non gli porti nulla in termini di utilità, questo non è il blog che fa per lui.

          Cerco sempre di dire le cose come stanno, quindi, ritengo io, diversamente dai soliti che tendono a riprendere nel tempo gli argomenti senza alcuna nuova utilità.
          Per me, in questo modo, non si emerge. Poi, mi ripeto, può non piacere il mio modo di vedere le cose.

          Grazie ancora 😉

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