Essere blogger in tempi di crisi: ci vuole rispetto!

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“Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginarvi” diceva Rutger Hauer in Blade Runner. Questa famosissima citazione la possiamo benissimo associare al settore blogging. In particolare ad alcuni blogger. Ti spiego perché…

Essere blogger in tempi di crisi: ci vuole rispetto!

Stamattina, in questo articolo, sarò molto schietto. Per certi versi potrò anche risultarti presuntuoso o antipatico, ma non ho più la possibilità ne la voglia di stare a guardare.

Mi sono avvicinato al mondo del blogging solamente nel 2013, quindi non sono nessuno per poter dire chi è il più bravo e chi svolge meglio questa professione, in quanto ognuno ha il suo stile ed il proprio modo di vedere le cose. Ho sicuramente dei blogger che prediligo rispetto ad altri, per svariate motivazioni, i quali seguo con costanza e dai quali so che ogni giorno posso imparare qualcosa.

Prima di lanciarmi e “duellarmi” con veri professionisti ho svolto corsi di formazione. Questi, sono indispensabili. Come puoi pensare di fare qualcosa, senza averlo mai fatto prima? Pensaci: avresti imparato a contare o conoscere l’alfabeto senza andare a scuola? Avresti imparato ad andare in bicicletta da bambino senza qualcuno che ti insegnasse a stare in equilibrio? No, non credo proprio.

Essere blogger…improvvisandosi!

Ok, sei la persona più sfortunata del mondo: hai perso il lavoro, non sei economicamente autonomo, hai già compiuto 30 anni (limite di età dell’apprendistato in Italia) e nessuno ti assume ma…hai un buon uso della lingua italiana(?).

“Cacchio, faccio il blogger e mi guadagno da vivere!” hai pensato.

Così apri una pagina Facebook, cominci a scrivere dei più svariati temi e ti proponi a tutte le fanpage aziendali per testare e parlare dei loro prodotti.

Dimmi la verità: noti qualcosa di strano?

No? …ti aiuto io allora: essere blogger non significa scrivere (e testare prodotti) su una pagina Facebook.

Quando mandi un messaggio privato sulle fanpage dei miei clienti, vorrei scriverti ciò che penso davvero, ogni santa volta! Non posso farlo chiaramente ma, credimi, ti aiuterei ad aprire gli occhi e a non renderti ridicolo, oltre che calpestare la professionalità di chi ne ha fatto un mestiere e ci investe da anni.

Essere blogger, innanzitutto, comporta avere un piccolo spazio web. Anche gratuito, ce ne sono tanti di servizi che lo permettono, ma non scrivere su una fanpage Facebook e proporti come tester. Dai, un po’ di rispetto per questa attività!

Smettila, per cortesia, di continuare allo sbaraglio mettendo in piazza anche le nostre capacità, la nostra serietà e il nostro impegno. Se proprio non hai danaro da investire in formazione segui i consigli di chi – tutti i giorni – ci vuole insegnare questo settore, cogli le nozioni e interagisci con noi blogger se hai dei dubbi o hai bisogno di consigli. Siamo qui apposta, pronti e ansiosi di ricevere commenti su commenti!

Dico male?

Ritengo che questo sia un post che doveva essere fatto. Sentire sbugiardare l’essere blogger mi ha dato e mi dà parecchio fastidio. Cosa ne pensi? Hai mai avuto modo di incontrare questi blogger improvvisati?

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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9 commenti on "Essere blogger in tempi di crisi: ci vuole rispetto!"

  1. Io sono blogger improvvisatissimo. in effetti si vede. Ma poi in effetti non vendo niente e non è il mio mestiere ma una cosa che faccio con piacere e divertendomi tantissimo. Insomma in sostanza sono d’accordo con te Alessandro. Il blogger fatto come lavoro è cosa ben lontana da come lo faccio io, ci vuole formazione e tanta gavetta.

  2. Ciao Ale,
    quello che racconti mi lascia di stucco. Come ben sai gestisco con la mia compagna una pagina Facebook abbinata ad una su Google+, sulle quali, oltre a condividere piccole curiosità trovate in rete, recensiamo anche alcune birre che proviamo. Lo scopo è esclusivamente quello di diffondere un po’ la cultura birraria e discutere con gli appassionati come noi. Mai e poi mai ci verrebbe in mente di chiedere un compenso o di proporci come tester a pagamento. Trovo la cosa scandalosa, hai fatto benissimo a segnalarla.
    Simone

    • Ciao Simo!
      In realtà quelle persone che richiedono di essere pagate non le ho citate, però ci sono anche quelle, te l’assicuro.
      Io, in particolare, mi riferivo a semplici “tester” che si vendono come blogger ma poi, approfondendo, scopri che hanno una semplici pagina Facebook o peggio ancora un profilo personale.

      (stamattina mi è capitata una “blogger” di Instagram…nel senso che non ha blog, non ha pagine social ma solo instagram. Tu dimmi, ora, come cavolo fai a parlare della prova prodotto?? MAH!)

  3. Ciao Alessandro, sono d’accordo con ciò che hai scritto, queste persone sono veramente tante, ma tante tante tante, mi fanno molta tenerezza. Già guadagnare con un sito che ha host e dominio gratuiti non è semplice(nemmeno comprandoli è semplice) figuriamoci con una semplice pagina facebook, che cavolo, ci vuole rispetto.

    Sarei molto felice di poter leggere la tua opinione su altra gente che infanga il mondo blogging, ovvero quella gente che sminuisce il lavoro del blogger. Per esempio ci sono blogger sportivi(tipo il sottoscritto) che si sentono dire dalla mattina alla sera che: “ci inventiamo le notizie” e ci prendiamo gli insulti più variopinti(sto facendo una collezione, quando sono giù di morale me li leggo per ridere) dal troglodita di turno a cui abbiamo “toccato” il campione sostenendo che cambi squadra(con news provenienti dal mondo dei procuratori, giornalisti professionist ecc, mai cose campate in aria), per non parlare di quelli che sostengono che tutte le notizie di mercato che non si concretizzano in trattative finite siano delle bufale, cavolo, una trattativa spesso salta ma non significa che non sia mai nata. Ci vuole rispetto, per i blogger e per i giornalisti.

    Ciao

  4. Sai cosa credo, Alessandro? Che qualche volta bisognerebbe avere il coraggio di fare nomi e cognomi perché…

    Oh, anche io come te sono una delle ultime arrivate: LessIsSexy è nato il 1° aprile 2013 e ho solo “qualche anno” di comunicazione come giornalista alle spalle. Ma il web è un’altra cosa, è un’altra scrittura. È un luogo libero e ognuno può inventarsi qualsiasi cosa, anche quella di farsi passare per una persona che sa scrivere e quanti “perchè” e “qual’è” mi capitano sotto gli occhi. E quante frasi con due, tre “che” uno dietro l’altro.

    Ci vuole rispetto, sì, soprattutto per chi ogni giorno si impegna con coraggio, passione, attenzione. E con altrettanto impegno condivide e fa rete. Ma quanti siamo a portare avanti progetti così? Sì perché in questo caso mi ci metto dentro!

    • Buongiorno Gloria,

      fare nomi potrebbe essere un’arma a doppio taglio, in quanto potremmo poi essere trollati da “blogger” del genere e trovarci con feedback negativi in giro.
      La reputation, per noi freelance, è fondamentale.

      Dall’altra – sono d’accordo con te – sarebbe bene farli (i nomi), in quanto aiuteremmo potenziali clienti a non affidarsi a personaggi simili e, soprattutto, gli eviteremmo una “scottatura” che potrebbe significare passaparola negativi verso il nostro settore.

      Non è facile da affrontare questo problema, ci vuole una strategia efficace.
      Idee? 🙂

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