Essere freelance: la ricetta per non avere paura

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Per fortuna o per sfortuna, ora, sei un freelance. Sei un “ibrido” ma, specialmente, sei un brand. Hai idea di come cambierà la tua vita? essere freelance

Venerdì leggevo il post “Ma no, dai!” dell’amico Andrea Girardi e non ho potuto fare a meno di soffermarmi a pensare alla tua (e alla mia) situazione, ovvero: l‘essere freelance.

Non so te ma, io, ho una gran voglia di cambiamento. Sono stanco di arrivare a fine mese e non potermi permettere (quasi) mai nulla, che so: un orologio, uno scooter od una vacanza di 15gg al mare per l’estate.

Sì, ci sono cose più importanti nella vita: i cosiddetti beni primari. Giusto?

Nulla da dire su questo anzi, io, ed anche mia moglie (a proposito, anche lei è una freelance), mi ritengo fortunato però, non sopporto il fatto di vivere sempre sul filo del rasoio, in Italia.

Essere freelance non è un gioco da ragazzi ma è qualcosa che ti si tatua addosso e che porti orgogliosamente in giro. Diventi un brand e col tuo brand devi saperci convivere e, soprattutto, saperci guadagnare.

Essere freelance in Italia

Sì, lo so, tasto dolente. E’ dura, molto dura però, non nascondo che ha anche i suoi vantaggi.

Le nostre settimane sono piene di lavoro e pur di guadagnare 100€ in più a fine mese, ci adoperiamo anche la domenica.

Siamo vogliosi e assatanati dal nostro lavoro. Ci piace scoprire, fare, testare, studiare e mettere in pratica. Non abbiamo pietà nello scoprire nuovi orizzonti.

Già, gli orizzonti. Cosa sono, per te, gli orizzonti?

Io credo siano dei limiti. Sì, dei limiti da superare. Tu, ad esempio: metteresti la gamba oltre l’orizzonte senza sapere cosa c’è di là? No, chiaramente. Perché hai timore.

Ecco, noi, siamo frenati dal timore di superare quelli che crediamo essere i nostri limiti.

Leggendo il post di Andrea, infatti, mi sono reso conto di una cosa: ci stiamo autoflagellando.

Sì, noi italiani, noi freelance italiani, siamo molto più bravi e capaci di quello che crediamo e/o che ci fanno credere, rispetto ai nostri colleghi stranieri. Siamo solo dei pecoroni che, finché abbiamo il pane, mangiamo. Solo quando non ne avremo più apriremo gli occhi e supereremo i nostri orizzonti.

Essere freelance all’estero

Io sto pensando molto all’estero, di recente. Non lo nego. Sono molto tentato da un’avventura internazionale, portando con me il mio bagaglio di esperienza, provando a dare un vero e migliore futuro alla mia vita e quella della mia famiglia.

Sento molti pareri discordanti, sul web: c’è chi dice che non tornerebbe mai in Italia, per tutti i vantaggi che la nuova esperienza professionale e di vita gli sta offrendo e chi, invece, si è mezzo pentito, credendo di ritrovarsi in un paese dei balocchi ma finendo col realizzare che tutto il mondo è paese.

Ecco, io non sono uno che ha viaggiato molto, quindi non conosco tante culture. So che la nostra, quella italiana, è meravigliosa. Sì, negli ultimi vent’anni l’hanno infangata, quelli che ci rappresentano (tutti, nessuno escluso!), portando solo difficoltà e sofferenza a chi vive nel nostro paese ma, soprattutto alle imprese, vedendole come se fossero nemiche. E’ incredibile, se ci si pensa.

All’estero, invece, hanno fatto il contrario: investono su chi vuole investire.

Aspetta, non è tutto oro quello che luccica però, di sicuro, danno molto più valore a quello che hanno e non lasciano che le loro menti migliori fuggano per sopravvivere, confronto a noi.

Ripeto: fuggano per sopravvivere.

Come quello che siamo costretti a fare noi, noi freelance italiani, che ci sentiamo dire “non c’è budget, ti offro visibilità” oppure “posso offrirti solo 4€, per ogni articolo di almeno 500 parole”.

Certo, il discorso si potrebbe estendere a chiunque ma, non sono io il preposto per farlo.

Il tuo punto di vista

Diamo tutto e, ne sono certo, diamo anche di più. Essere freelance e poterlo rimanere, in questo paese, è dura e tentano solo di metterci il bastone fra le ruote. All’estero (parlo in generale) sembra essere totalmente il contrario.

Io credo che, con un pò più di coraggio, potremmo rendere migliore la nostra presenza nella società italiana. Siamo decisamente migliori di quello che ci vogliono far apparire e, nel nostro essere freelance, noi per primi, possiamo dimostrarlo.

Ora dimmi, tu, hai mai fatto una esperienza all’estero come freelance? Confronto all’Italia, cos’hai trovato in positivo e negativo?

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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6 commenti on "Essere freelance: la ricetta per non avere paura"

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