Freelance: non cedere alle tentazioni del lavoro dipendente

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Le tentazioni sono parte dell’uomo, per fortuna o purtroppo. Idem per te, freelance, che spesso ti fai cullare dall’idea di un contratto da dipendente. Ecco perché non devi cedere a questo desiderio…

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Essere freelance ha chiaramente i suoi vantaggi ed i suoi svantaggi. Come poi in tutte le cose.

Oggi mi sono voluto focalizzare esclusivamente sui vantaggi, per farti capire che errore potresti commettere a cedere alle lusinghe di un datore di lavoro che ti offre un contratto da dipendente (a tempo determinato o indeterminato che sia) e, di conseguenza, il mondo e lo stile di vita che andresti ad abbandonare.

Sì, stile di vita, perché essere freelance è anche questo per me e lo sosterrò sempre.

Il freelance che abbandona la barca

Non so te ma, svegliarmi alla mattina e sapere cosa mi aspetta durante la giornata, quello che dovrò fare e che non dovrò fare, è decisamente diverso che andare in quella giungla di ufficio e per il quale ho lavorato anni, con minimi appagamenti.

Organizzare il mio lavoro, i miei articoli, le mie campagne, le telefonate, creare un mio team di collaboratori fidati e…prendermi una pausa quando mi pare e piace…son soddisfazioni! E’ pura goduria; è una conquista!

Perché perdere questo privilegio? Per la golosità di uno stipendio sicuro a fine mese?

Voglio essere sincero, con te: di sicuro, non c’è più nulla.

Neanche un contratto a tempo indeterminato! L’azienda infatti, da un momento all’altro, può metterti in cassa integrazione e non sarà certo il tuo bel faccino o la tua responsabilità da dipendente modello, a salvarti. Anzi, probabilmente sarai uno dei più a rischio, conoscendo la meritocrazia che vige nel nostro Bel Paese.

Fermati e pensa da freelance

Abbandonare i tuoi clienti ed obbedire ad uno ed uno soltanto, chiudere i rapporti professionali con la tua squadra di collaboratori, meno possibilità di formazione e di networking con i professionisti del settore, minor possibilità di guadagno, lasciare alla deriva il tuo brand (quello che ti sei costruito mettendo da parte il mondo intero, per giorni e giorni, lavorando anche fino alle 10 di sera) e, soprattutto, non avere più la soddisfazione di dire “Ho acquisito un signor ordine, oggi!”.

Queste motivazioni, sono sufficienti? Pensi che un lavoro da dipendente possa darti tutto questo?

No.

Se ti aspetti maggiori garanzie, dopo aver firmato un contratto di lavoro, permettimi di dirti che non hai ancora chiaro da che parte sta andando l’Italia.

A te la parola

Tutto questo, chiaramente, deve essere coadiuvato da un forte senso di responsabilità. Se ti sei messo in proprio perché credi di poterti comprare un’Audi in poco tempo o per far sapere al mondo che sei un imprenditore…hai già fallito.

“Sei fuori!” direbbe Briatore 🙂

Io sono sempre più convinto della mia scelta, ponderata per anni e messa in pratica nel 2012. Sì, ho i miei bei magoni da mandare giù ma, sono miei. Non devo soffrire anche per i problemi di altri o prendere pesci in faccia da qualcuno che si ritiene, a prescindere dalla sua posizione, migliore di me.

Dimmi di te, ora: sei già un freelance? Brami uno stipendio fisso, talvolta, oppure sei dipendente e puoi smentire le mie parole?

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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18 commenti on "Freelance: non cedere alle tentazioni del lavoro dipendente"

  1. E no, non ha capito da che parte va il mondo, non solo l’Italia. Anzi a ben guardare dove è sempre andato salvo una piccola parentesi di 20 anni in pochi paesi. Un lusso che stiao pagando ora.

  2. Grande Ale!
    Concordo col tuo pensiero, in pieno.
    Io lavoro a tempo indeterminato per un’azienda Italiana, ma sto “lavorando” per diventare un freelance; sono stanco di lavorare per seguire i sogni del mio capo e non i miei.
    Decenni fa, quando entravi in un’azienda, si partiva facendo la famosa “gavetta” e, se eri in gamba, potevi anche diventare una figura importante; oggi purtroppo non è così. Tagli costi, crisi, urgenze, siamo tutti agnelli sacrificabili per il profitto, personale, del nostro titolare.
    Il lavoro fisso, oggi, è inesistente. Ma in pochi afferrano il concetto. E poi, vuoi mettere con la propria indipendenza?

    • Già, Oreste, è proprio così.
      Mi ricordo sempre che mio padre mi diceva “Ti mando a lavorare, dato che non vai bene a scuola!” e mille aziende erano già lì pronte a prenderti, perché eri un ragazzo e ti potevano crescere.
      Poi, come hai detto giustamente tu, si poteva fare un minimo di carriera. Adesso invece vai in “corriera” a cercarti un lavoro, perché non hai neanche più i soldi per permetterti la benzina della tua auto.

      E’ incredibile, pensare al vicolo cieco in cui ci hanno portati!

      Meglio freelance, con le MIE garanzie e contando sulle MIE forze 😉

  3. Magamelix

    Ciao Alessandro! Mi sento molto rispecchiata da questo articolo, complimenti. Ho una domanda per te: che fare quando, come freelance, sei “il ciabattino dalle scarpe rotte”?
    Nel mio caso è questo il fattore di dubbio più difficile da combattere: non voglio diventare l’ennesima “guru de che?!?”, ma mi rendo conto della necessità di fare personal branding, specialmente nel nostro settore. Dilemmi in corso.

    • Ciao Francesca e grazie per il tuo commento!
      Io penso che non ci sia bisogno di diventare dei guru e, di conseguenza, degli influencer. Si può benissimo vivere e lavorare in media misura. Però, permettimi, il mio dubbio è: lavorare in media misura, quindi facendo poco personal branding, porterà comunque diverso lavoro o po’ che niente?
      Penso po’ che niente, quindi sarebbe più utile essere dipendenti, in questo caso.

      Io penso sia tutto implicito, in questo settore: faccio personal branding >> acquisisco clienti >> lavoro bene >> divento influencer
      No?

      Poi, Francesca, sono supposizioni e posso benissimo sbagliare, per l’amor di dio!

  4. Ciao Ale,
    ne ha parlato recentemente, come al solito in maniera molto approfondita, anche Riccardo Esposito sul suo blog e credo che sia riuscito a trovare un soluzione ottimale.
    Sono d’accordo in linea di massima con quello che dici, essere freelance ti da molta libertà e puoi inseguire i tuoi sogni, e ogni obiettivo che raggiungi è una piccola conquista. Niente capi arroganti e arraffoni. Nessuno che si prende il merito (e i soldi) per il tuo lavoro…ma tutti i rischi sono tuoi! Prima o poi ad esempio capita a tutti il cliente che solo all’ultimo momento non ti paga, e magari tu hai dedicato la maggior parte delle tue energie per il suo brand. Un duro colpo che magari non sei abbastanza forte da sopportare, sopratutto all’inizio. Perciò secondo me, essere freelance dev’essere prima di tutto una questione mentale: dedicarsi sempre con costanza a far crescere il proprio brand, sia nel caso in cui si lavori effettivamente da freelance, sia nel caso in cui si lavori da dipendente.
    Alla fine cambia poco se ci pensi, quando ti fai promozione scrivendo sul tuo blog e sui social, non ti paga nessuno e non mi dire che questo non è un vero e proprio secondo lavoro!
    Simone

  5. Io le ho provate entrambe, con una grande differenza: quando ero dipendente, a fine mese avevo uno stipendio. Adesso, da “freelance”, non ce l’ho.

    Per quanto mi riguarda, quindi, se qualcuno mi assume, io non mi faccio scappare quell’occasione, ché potrebbe non capitare più.

    Sarà pure vero quello dite – con tutte le limitazioni del caso – ma devi mettere in conto anche l’età che hai. A 20 anni puoi permetterti di fare il fighetto e rinunciare al posto fisso per inseguire i tuoi sogni. A 50 no.

    • Dan, come vai al sodo te, non ci va nessuno 🙂
      Detto questo, sai che ti apprezzo e che…non ci credo che hai 50 anni!

      Io ne ho 31 appena compiuti (mia moglie 28) e sono sposato da un anno. Ho un appartamento (in affitto), un cane, un gatto, due macchine e il desiderio di avere un figlio. Inoltre, sia io che mia moglie, siamo entrambi freelance. Le lotte che facciamo ad arrivare a fine mese non te le racconto ma, sono certo che ne sai qualcosa anche tu, come la maggior parte di tutti noi.
      Non ho più 20 anni ahimè e, fino a due anni fa, prima del tremendo terremoto di maggio 2012 (che mi ha fatto perdere il lavoro), ero al decimo anno da dipendente e bramavo il desiderio di mettermi in proprio.

      Oggi, per fortuna o purtroppo, devo dire grazie a quell’avvenimento, che ha sconvolto completamente le nostre vite ma, allo stesso tempo, mi ha fatto fare il benedetto “salto”.
      Io non chiudo e non ho mai chiuso le porte in faccia a nessuno, tanto meno ad un’offerta di lavoro. Le ascolto, se e quando arrivano, poi tiro le mie conclusioni.

      Concludendo, c’è anche da dire che, ad oggi, 1 su 1.000 ti fa un’offerta irrinunciabile e, in Italia, quell’unica azienda, non c’è. Almeno per il momento.

      Potevo farci un altro post, con questa risposta 🙂 …quasi quasi…

      • Non ho ancora 50 anni, certo… ma fra meno di 3 li avrò eccome, purtroppo 🙂

        Allora ti chiedo: come hai fatto a diventare freelance? Quello che a me manca è acquisire clienti. Forse è stata quella lacuna che non mi ha mai permesso di sfondare, non lo so.

        Ma oggi, a conti fatti, alla luce anche di ben 14 anni di CV inviati con un record, forse imbattibile, di zero risposte ricevute, io sono pessimista sia sul lavoro freelance sia sul lavoro da dipendente. E in questi casi l’estero forse è la soluzione più sensata.

        • I clienti, all’inizio, erano solo agenzie (di pubblicità, comunicazione e quant’altro). Li avevo “agganciati” grazie ad eMail di presentazione della mia attività, tutte quante.
          Clienti miei, invece, li ho e li sto acquisendo grazie alla presenza su internet. Non sono tanti Dan, parliamo di 4 in tutto ad oggi (esclusi i clienti che mi passano le agenzie), però mi stanno dando da mangiare anche loro e sono soddisfatto 🙂

          Per quanto riguarda i CV, non ne parliamo che è meglio. Mi fa solo rabbia pensare a quanto tempo ho perso a mandare eMail su eMail, negli anni addietro. Alcuni mi hanno risposto, per l’amor di dio ma, confronto a te, probabilmente è stato solo per un vantaggio di età.

  6. Sabri

    Ciao Ale, sonoperfettamente d’accordo con te. Sono freelance da due anni e mi è già capitato di rifutare offerte di lavoro dipendente: o da freelance oppure no, grazie. Il posto fisso? Prima di mettermi in proprio sono passata attraverso ben due diverse aziende in cui ero a tempo indeterminato. Il risultato? Chiuse tutte e due. In un caso è stata la crisi, in un altro caso semplicemente chi metteva i soldi si è stancato del “giochino” (l’azienda) e ha deciso di andare a divertirsi altrove. E io dovrei fare dipendere il mio futuro e la mia indipendenza economica dalle decisioni di qualcun altro? No, grazie. Se qualcuno decide (o è costretto) a chiudere perdo un cliente, non perdo il lavoro.

    • Ciao Sabrina!
      Anche la tua opinione è più che corretta. La condivido, assolutamente!

      Ti voglio provocare con una domanda, però: davvero, se arrivasse una (improbabile, in Italia) offerta di lavoro importante, rinunceresti?

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