Rifiutare un lavoro in tempi di crisi. Freelance: puoi!

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Rifiutare un lavoro: difficile a pensarsi ma (molto) possibile per la categoria dei freelance. Anzi, più facile di quello che credi…

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Crisi, crisi profonda. Economica, mondiale, del lavoro, finanziaria, dell’uomo, di Stato, politica e sportiva.

Il quadretto non è dei migliori in Italia e nemmeno negli altri paesi. Oddio, c’è chi sta peggio ma, diciamoci la verità, c’è anche chi sta meglio. Dico bene?

Mi soffermo sulla crisi del lavoro. Sì, quella che ha portato via la dignità, oltre al potere di acquisto, di noi comuni mortali.

Io sono un freelance. Volutamente freelance. Non quelli che risultano disoccupati alla Camera del Lavoro o meglio, quelli che sono stati “suggeriti” (alias obbligati) dalle loro aziende di licenziarsi, mettersi in proprio e diventare collaboratori aziendali prestando il loro servizio all’impresa.

Così, a fine mese, gli pagano la fattura! Se l’azienda è ancora in piedi…

Cazzo, ne sappiamo davvero una più del diavolo! 🙂

Faccio un passo indietro: se le aziende agiscono in questo modo è solo per provare a sopravvivere e mantenere le radici in Italia, facendo comunque lavorare i suoi (ex) dipendenti. Oddio, diciamola tutta: trovare datori di lavoro signori (con la S maiuscola) è molto, molto, ma molto, difficile. E’ più facile trovare chi se ne approfitta, della situazione.

Chiusa la parentesi generale, come ti dicevo e come sai (se mi segui sul blog), sono un freelance. Non sono più un giovanotto con le ginocchia sbucciate, nemmeno l’adolescente che salta i fossi, sono un 31 enne innamorato del suo mestiere, che lavora 12 ore al giorno e, talvolta, arriva a fine mese col frigo vuoto. E grazie a Dio che lavoro! Anzi, devo perfino rifiutarne…

Rifiutare un lavoro: perché sì!

Ci sono tre motivi che, solitamente, mi portano a rifiutare un lavoro:

  1. Non mi fido del cliente
  2. Il budget non è congruo al progetto da condurre
  3. Non ho tempo

La prima motivazione è dettata dall’esperienza raccolta negli anni, grazie alla quale ho identificato il cliente “tipo” da evitare. Poi, ammetto, a volte non mi fido anche per sentito dire. E lo sappiamo tutti, dai: se la fonte di questo feedback è affidabile, difficilmente si sbaglia. Giusto? 😉

La seconda è probabilmente la più diffusa e, capita, perché è capitato a tutti, di incrociare la mitica affermazione, nonché il mitologico personaggio, “Per Questo Lavoro Non C’è Budget“. Non tutti sono uguali (per fortuna) ma, purtroppo, ti possono essere proposti importi bassi, cifre che, facendo due calcoli alla mano, non ti permetterebbero nemmeno di creare un piano editoriale. Ecco, abbassandoti a questo standard ed abbassando il costo della tua professionalità, ti svaluti. Automaticamente anche il tuo brand perderà di valore e, di conseguenza, sarà molto difficile rialzare il chino verso livelli superiori. Poi, diciamocela tutta: lavoreresti bene non credendo in un progetto? Lavoreresti bene sapendo di esser stato sottovalutato? Eh già, sottovalutato: sei stato proprio tu a permetterlo!

Però, è sulla terza possibilità su cui mi voglio soffermare: quella del “non ho tempo”.

“Cacchio, lo trovi il tempo!” direbbe mia madre 🙂 …in un certo senso ha ragione: “Alle, con la crisi che c’è, ti permetti di rifiutare un lavoro?”

Sì, talvolta, mi permetto di rifiutare un lavoro, per semplicissima mancanza di tempo.

Lo faccio per il mio bene, non per sport. Lo faccio per mantenere alta la qualità del mio operato e del mio brand. Voglio che il mio cliente, quando mi paghi, si senta soddisfatto per quello che sta sborsando. Voglio che, nel tempo, io possa diventare un punto di riferimento, per lui e per la sua attività. Che possa fare del buon passaparola! Questo è il mio vero obiettivo.

Per ovviare alla mancanza di tempo ho anche creato un mio team. Persone ma, soprattutto, professionisti di cui mi posso fidare e con i quali posso gestire e condividere progetti nella maniera più trasparente possibile. Io lavoro, loro lavorano e, alla fine del mese, ci mettiamo tutti un soldino in più in tasca.

E tu, come ti comporti?

Conosco persone che, piuttosto che rifiutare un lavoro, si farebbero castrare! Sai cosa penso? Il troppo stroppia e, prima o poi, per cause naturali (sei un uomo e non un cyborg) dovrai sbagliare e, in quel momento, capiterà proprio l’errore più banale di tutti ma che, agli occhi del cliente, ti farà perdere la sua fiducia.

Ora, a te la parola: ti è mai capitato di rifiutare un lavoro? Se sì, come ti comporti?

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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2 commenti on "Rifiutare un lavoro in tempi di crisi. Freelance: puoi!"

  1. Beh, direi che per le motivazioni che hai dato diventa praticamente obbligatorio rifiutare il lavoro in certi casi!

    E aggiungo un dettaglio: il “rispetto”. Rispetto perché se un cliente paga una certa cifra per un servizio, non c’è motivo perché un altro debba pagare una somma diversa per lo stesso lavoro. Rispetto inoltre perché, come hai detto, se sborsa del denaro è giusto che abbia il massimo per ciò che ha pagato (e non che ciò non sia possibile perché abbiamo un cliente di troppo!).

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