Salto di qualità: giusto abbandonare le PMI?

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Cosa significa, per un freelance, fare il salto di qualità? Questo, necessariamente, designa abbandonare le PMI per puntare ai grandi brand?

Freelance e salto di qualità giusto abbandonare le PMIC’è un vecchio detto, dalle mie parti: mai abbandonare la strada vecchia per quella nuova, perché non sai mai cosa trovi.

E’ utilizzato da tutti, in una miriade di forme e situazioni, però, alla fine, cela sempre la sua conferma. Anche nel mondo digital, dal freelance all’agenzia. E’ bene tenerne sempre conto di questo detto, soprattutto quando ti trovi di fronte al fatidico bivio: il salto di qualità.

Che poi, in particolare per un freelance, il salto di qualità è qualcosa di indiretto, quasi sempre voluto e desiderato, che passa dall’online e avviene col riconoscimento di terzi di un’ottima applicazione nel proprio mestiere o, addirittura, grazie all’effetto virale che può avere l’acquisizione di un grande progetto o di una particolarità mostrata che lo ha distinto nel tempo.

Ecco, questo è il salto di qualità per un freelance, qualcosa che inevitabilmente porta alla notorietà nel proprio settore, al viralissimo passaparola, portandolo direttamente sul palcoscenico di eventi e in importanti sale riunione, quelle più ambite dai colleghi e anche dalle agenzie.

Facciamo un passo indietro ora: come ci può essere arrivato, un freelance, tanto lontano?

Con merito, certo, ma anche attraverso i primi clienti dai quali ha ricevuto la cosiddetta fiducia embrionale, grazie alla quale ha potuto sperimentare e fare tanta pratica, andando ad ottenere il rispetto professionale e finendo con l’assicurarsi nuovi progetti. Quei clienti, spesso e volentieri, erano PMI, piccoli imprenditori che gli avevano permesso di diventare grande e fare esperienza, ed al contempo guadagnare quel danaro da investire in ulteriore formazione, permettendogli di ampliare i suoi orizzonti.

Per questo ritengo che le piccole e medie imprese, motore trainante dell’economia italiana, non vadano abbandonate una volta fatto il salto di qualità: permetteranno sempre la crescita e la sperimentazione, inoltre, cosa non meno importante, sarà sempre più facile vedere bonifici da loro rispetto ai tempi papali dei grandi nomi.

Concludendo, un consiglio da portare sempre in saccoccia: non pensare mai che lavorare con le PMI non porti ad una prosperosa evoluzione, anzi, sono e saranno sempre loro a garantirti quel fondamentale e positivo passaparola che porta all’acquisizione di grandi progetti.

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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1 commento on "Salto di qualità: giusto abbandonare le PMI?"

  1. Forse mi avrà sempre detto male, ma tranne rari casi, l’unica cosa di stimolante nei grossi progetti è il budget. Ho visto situazioni un po’ tanto farraginose, tipiche da giganti dai piedi di argilla o per meglio dire analogici.

    E pur vero che alcune strategie che adotto tutt’oggi un modo scalabile vengono da un paio di clienti “alti”.

    La butto lì: per me il vero salto di qualità è riuscire a lavorare per sé stessi, senza cadere nel cliché del “nessun capo, mille capi”. Vero è che il freelance vende il tempo ma tocca differenziare un attimo, e non solo “vivere in serie A, dimenticando la B” (le PMI).

    Che poi la “B” è dove ti fai davvero le ossa.

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