Vendere l’emozionalità per un pugno di visualizzazioni

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L’emozionalità del contenuto, soprattutto oggi, è una tecnica che utilizziamo noi professionisti per attirare l’attenzione del nostro pubblico. Hai mai provato, però, a scagliarla contro lo stesso?

Vendere l’emozionalità per un pugno di visualizzazioni

Premessa

Questo è un articolo che non andrebbe mai scritto, per due semplici motivi: il primo, l’emozionalità è un bene non un arma, il secondo, umanamente e professionalmente certe notizie non andrebbero mai pubblicate, soprattutto senza una fonte.

Mi riferisco a questo articolo pubblicato ieri da Affaritaliani.it

In queste righe comparirà sicuramente tutto il mio malumore e me ne scuso fin da subito se ti turberò, ma quando vedo calpestare il mio mestiere da personaggi che tutto sono tranne che dei professionisti e, soprattutto, leggere di imminenti catastrofi, quando è dal 2008 che siamo obbligati a convivere con questa catastrofica crisi economica causata da terzi, mi arrabbio, e mi fermo a pensare se davvero ne vale la pena perdere ancora tempo in questo paese.

Professionalmente parlando

No. Io, professionalmente parlando, certe cose non mi permetterei mai di scriverle, ne di crearle, soprattutto se non ho fonti certe e concrete a cui agganciarmi. Non si può neanche parlare di esperienza, perché il contesto ne è privo. Sono quindi davanti a del link baiting? Forse, ma non riesco a convincermene.

Credo piuttosto ad un uso improprio della emozionalità, scaraventataci addosso con un post gelido come questo:


A parte che manca il punto finale per chiudere la frase (per essere pignoli), questo è un chiaro e sinistro utilizzo della emozionalità che vogliono suscitare nelle persone, col suo stesso pubblico. E per cosa? Per un pugno di visualizzazioni, ovviamente!

Mi porta a crederlo il contenuto dell’articolo stesso: scarno (appena 6 righe), senza fonti e pieno di supposizioni. Inoltre, pieno di refusi ortografici!

Quindi, concludendo, non solo Affaritaliani.it fa un uso improprio della tecnica ma la sfrutta pure male.

Il risultato di tutto questo? Una voragine impossibile da gestire meglio definita come “crisi” (infatti hanno lasciato tutto allo stato brado, errore nell’errore!) e sicura perdita di credibilità oltre che di fan.

Umanamente parlando

Per chi ha vissuto una catastrofe vera (tipo un devastante terremoto, come me) non può che suscitare tanta rabbia un articolo simile. Certe notizie, come dicevo all’inizio, non andrebbero mai scritte, perché sono una sorta di terrorismo per la nostra anima e portano solo ulteriore negatività.

Pensaci: siamo già bombardati da cronaca nera di ogni genere, nazionale ed internazionale, crisi economica mondiale che porta le persone al suicidio, incredibili malattie infettive che provano a fare il giro del mondo, programmi e serie televisive che danno origine solo a nuove forme di indecenza e criminalità. Perché dobbiamo volerci così male? Perché vogliamo distruggere ogni tipo di ilarità? Perché non vogliamo più dare un futuro alla nostra società e ai nostri figli?

Caro Affaritaliani.it queste non sono notizie, il giornalismo è altro. Me ne rammarico di tutto questo perché non siete stati i primi e non sarete nemmeno gli ultimi a voler stuprare l’emozionalità delle persone con tale meschinità.

Bisognerebbe vergognarsi un po’ di più e farsi un esame di coscienza, tutti noi.

Viviamo in un paese senza regole, senza senso di colpa e senza alcuna forma di orgoglio ne di professionalità. Quella professionalità che una volta portava le persone a fare un passo indietro, persino a dimettersi.

Oggi, però, siamo questi e (probabilmente) ce lo meritiamo.

Amarezza.

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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6 commenti on "Vendere l’emozionalità per un pugno di visualizzazioni"

  1. Non posso che essere d’accordo con te, Alessandro,
    è comprensibile la strategia di fare leva sull’emozionalità dei lettori per guadagnarne le visite, ma non offrendo delle mere esche che non portano agli utenti alcunché.
    Se proprio avessero voluto cavalcare il pessimismo cosmico e i vaghi sentori di catastrofi in arrivo, avrebbero potuto, per esempio, realizzare una lista di tutte le previsioni infauste della Storia che non si sono realizzate (almeno avrebbero dimostrato una cultura e uno sforzo di documentazione, e il lettore probabilmente avrebbe imparato qualcosa), così invece…
    Inoltre, immagino, i benefici per i gestori del sito saranno solo a livello di numeri di visite (quindi parametri da mostrare a eventuali inserzionisti per giustificare gli investimenti), ma il tasso di rimbalzo degli utenti salirà alle stesse. E alla fine cos’avranno guadagnato?

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