Le aziende devono saper cogliere e sfruttare l’ironia

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Qual è la sostanziale differenza tra vecchia e nuova comunicazione? Le aziende italiane, come possono riconoscerla e saperla sfruttare a proprio favore?

Le aziende devono saper cogliere e sfruttare l'ironia (nuova comunicazione)Ad oggi, la maggior parte dei grandi brand italiani ha un approccio errato a quella che è la “nuova comunicazione”.

Un processo già in atto e che imperversa negli altri paesi a suon di botta e risposta, portando beneficio a tutti i protagonisti.

Facendo un leggero passo indietro, la vecchia comunicazione si basava su un principio fondamentale: raggiungere il maggior numero di persone possibili. Si sfruttavano i mass media come la televisione, la radio e i giornali, martellando il pubblico a suon di spot pubblicitari e manifesti.

Ora soffermiamoci qui, un attimo, e proviamo a pensare: nel 2015, quante fra tutte quelle pubblicità riuscirebbero a funzionare coi media attuali? Più in particolare, quante raggiungerebbero il relativo target? Nessuna, perché i brand tendono tuttora ad indirizzare il messaggio alla massa, al totale mercato, disperdendone quindi la sua efficacia, il suo effetto e la sua importanza.

Forse lo potrebbero cogliere i nativi analogici, loro sì, diffusissimi nel bel paese, ma tendenzialmente sappiamo che non sono in grado di sfruttare e utilizzare gli attuali canali di comunicazione, come i social network o il web più in generale. Ennesimo errore di valutazione, quindi.

Ecco allora dove sta l’inghippo: chi tenta l’approccio alle nuove forme di comunicazione non è consapevole di cosa comportano e di come funzionano, e basano le proprie idee ed i propri messaggi sugli standard proposti dalla vecchia guardia, dai superati mass media.

In sostanza, i brand cercano ancora di mantenere al 100% il controllo della propria immagine, quando Facebook, Twitter od i più comuni blog di settore, non glielo permettono di natura, perché il concetto di comunicazione si è semplicemente invertito.

Le aziende italiane devono entrare nell’ottica che ora è il pubblico che parla al brand, e non il contrario.

Le aziende italiane devono entrare nell’ottica di destinare i propri contenuti al target, e non alla massa.

Questa è la differenza tra vecchia e nuova comunicazione.

E l’ironia, che c’entra?

Le aziende devono saper cogliere e sfruttare l'ironia (nuova comunicazione)L’ironia è e dovrà essere il muro portante su cui basare la propria immagine. Sempre, online e offline, perché la nuova comunicazione è una sinergia tra brand e non una battaglia all’ultima vendita.

Se un’azienda, anche concorrente, ne coinvolge una seconda nella propria comunicazione pubblicitaria (purché non sia lesiva, chiaramente), la seconda dovrà farsi trovare pronta e cogliere la palla al balzo, sfruttando quell’effetto mediatico che solo un botta e risposta ironico può concedere.

Mi viene in mente Ceres, sempre pronta a rafforzare la propria reputation sfruttando fatti ed eventi quotidiani, come la scoperta di un nuovo pianeta, la crisi economica greca o l’inizio dei saldi estivi. Oppure la Oreo, sul blackout occorso durante il SuperBowl 2013 negli Stati Uniti. Ma anche l’italiana Barilla e la svizzera Milka, sul morso di Suarez a Chiellini durante i mondiali di calcio 2014 in Brasile.

Meno famoso ma di grande rilevanza, il buon Rudy Bandiera che attraverso #unaMacchinaperRudy ha coinvolto brand automobilistici sfruttando un comunissimo problema personale. Smart Italia, che ha risposto in maniera positiva ed ironica al suo appello, si è assicurata grande visibilità ed entrambe le parti (Rudy e Smart) hanno goduto di un effetto mediatico che nessuno sarebbe mai stato in grado di immaginare.

Dunque, è questa la formula vincente sulla quale le aziende italiane dovranno vertere la propria comunicazione pubblicitaria: prontezza (al secolo anche real time marketing), ironia e coinvolgimento di tutte le parti interessate.

Alcuni brand tricolori hanno già intuito l’importanza dell’ironia e l’ambiente nuovo (quello digitale) in cui si trovano, basando tutti i loro contenuti su questi nuovi criteri, e vincendo agli occhi del proprio pubblico.

La vostra azienda, cosa sta aspettando? Chi ben comincia è a metà dell’opera, ci ha sempre raccontato il proverbio.

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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