Come individuare un vero influencer su Instagram

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Come individuare un buon e vero influencer sul canale Instagram?

Intendo un instagramer professionista, capace di accendere a comando la sua credibilità verso il proprio network, nel momento in cui viene assunto per comunicare un evento, un prodotto, un servizio.

È un tema caldo, molto caldo. Proprio ieri, infatti, Matteo Pogliani faceva il punto della situazione sull’influencer marketing nel mondo.

E guarda caso, da questa analisi che Matteo ha presentato e che vi consiglio di leggere, ne è scaturito che Instagram è il canale prediletto per la condivisione di questi contenuti promozionali.

Il vero problema, però, è che molte agenzie pr o pubblicitarie NON sanno come individuare un vero influencer. Tanto meno quei brand che tentano loro stessi di assumersi l’onere di scegliere questi professionisti.

Come individuare un vero influencer su Instagram che non parli di se stesso ma dei clienti

Il valore del vero influencer su Instagram si è disperso; per altri non è mai stato veramente individuato.

Non è solo questione di numeri, di engagement (che alcuni riescono anche a gonfiare), ma di VEICOLAZIONE DEL MESSAGGIO.

Cosa voglio dire: è bellissimo, a tratti meraviglioso, seguire le Stories e ammirare gli scatti dei luoghi da sogno che gli instagramers più conosciuti sono invitati a comunicare, ma nessuno, o meglio in pochi, si sono accorti che sbandierano esclusivamente la loro figura, dimenticandosi che il focus dei loro contenuti andrebbe dato ESCLUSIVAMENTE al prodotto/servizio/evento del cliente.

Cosa se ne fa, dunque, un cliente, di quel bottino di 2, 5, 10 mila like sotto alle foto dell’influencer in cui è stato taggato? Cosa resta, dunque, ad un cliente, di quel gruzzolo di 100, 200, 500 commenti che si complimentano con l’influencer per il suo meraviglioso scatto?

Diciamolo pure chiaramente: l’altissimo engagement che molti influencer instagramer propongono ai loro clienti, o che le agenzie stesse offrono ai loro committenti, NON ESISTE.

  1. Dov’è lo storytelling dell’evento? Le tue Stories ci mostrano solamente te con in mano un flute di champagne, che partecipi a questo prestigioso avvenimento.
  2. Dov’è la comunicazione del prodotto? Il focus dello scatto è su di te e sull’ordinatissimo tavolo della colazione. Non mi stai dicendo nulla sui prodotti genuini che serviamo ai nostri ospiti, selezionati personalmente e quotidianamente dal nostro chef.
  3. Dov’è la condivisione del valore del servizio che l’azienda desiderava proponessi? Io vedo solo la tua persona nelle storie e nei tuoi contenuti fotografici, seduto su una bellissima macchina nuova di zecca. Dovresti parlare dell’auto ai tuoi followers, sul perché è così sicura sulla strada rispetto alle concorrenti.

.

Ecco, è questo che le aziende e le agenzie che desiderano assumere influencer di Instagram non hanno capito: va bene considerare l’elevato engagement, ma quelle numerose interazioni devono essere nate dal giusto messaggio.

Diversamente, sappiate che avrete pagato un influencer per accrescere la sua popolarità e non quella della vostra azienda. Oltre ad un’agenzia che non ha saputo fare il proprio lavoro.

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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11 commenti on "Come individuare un vero influencer su Instagram"

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  2. val

    Nonostante io pensi ci sia del vero in quello che scrivi, non credo sia così scontato il discorso.
    Io da follower di instagrammers che postano belle foto, mi sento un po’ tradita davanti a post sponsorizzati in cui ‘vendono’ un prodotto.
    Non è per questo che li seguo.
    Molto meglio quando l’instagrammer si associa al brand, senza pregiudicare il tono della sua pagina.

    Un albergo che vuole promuovere la sua colazione dovrebbe rivolgersi a chi si occupa di cibo se vuole che si parli di quanto sia buona.
    Se invece si rivolge a chi fa lifestyle, è giusto che quell’instagrammer faccia una foto all’ ordinatissimo tavolo della colazione e mostri indirettamente l’esperienza che l’albergo offre.
    D’altra parte chi si occupa di cibo risulta meno credibile se si fa pagare per parlarne.

    Credo che i post sponsorizzati funzionino più della pubblicità proprio perché sono più personali e meno diretti.

    Io non ‘venderei’ mai un prodotto ai miei followers. Ma se lavoro ad un progetto per un brand e ne vado fiera, sono felice di condividerlo e, così facendo, di promuovere indirettamente il brand.

    • Ciao Valentina e grazie per il tuo commento!

      Perdonami, ma credo tu non stia dicendo nulla di diverso da me 🙂
      Mi spiego meglio…

      È l’impostazione che è sbagliata, perché come abbiamo detto si guarda solo all’engagement (spesso gonfiato).
      Io ho parlato di veicolazione del messaggio e di focus, ma di fatto anche il tuo tema si allaccia al mio pensiero, ovvero che “un instagrammer rivolto al turismo non dovrebbe essere assunto per promuovere del food”.

      Inoltre, non ho mai espresso che i contenuti promozionali debbano essere “diretti”. GUAI, se lo fossero!
      L’influencer, in quanto tale e col suo bagaglio comunicativo, deve esprimersi in post personali ma focalizzandosi sul brand, non su se stesso, non può accostarsi, ma focalizzarsi sul cliente.

      E con “focalizzarsi” non intendo mettere in bella vista il prodotto 🙂

      Spero di essermi spiegato.

      Grazie di nuovo!
      Ciao

      • val

        Grazie a te!

        Di engagement non ci capisco molto 🙂

        In realtà, non volevo contraddirti ma includere nel discorso un elemento a mio avviso importante: il puro product placement può funzionare ed essere la tecnica di promozione preferita dalle aziende, soprattutto sui social.

        Per funzionare bene il product placement deve essere il più discreto possibile. Pensa se in un film, l’attore che usa un computer della Apple dicesse “Adoro questo computer”. Sarebbe troppo commerciale e lo spettatore, più che affascinato, diventerebbe scettico.
        Guarda invece come ci abbia affascinato vedere tanti Apple piazzati silenziosamente nei film.
        Nei social il product placement funziona come nei film e a volte anche meglio perché gli influencer sono spesso persone meno irragiungibili, in cui è più facile identificarsi. In questo caso, la discrezione credo paghi e ben venga che un’influencer che vuole promuovere un vestito parli del grande evento a cui deve andare, mentre lo indossa, piuttosto che del vestito.

        Poi ci sono gli influencer specializzati in certi prodotti e gente che li segue per quello. Lì il discorso cambia.

  3. Samuele

    Il discorso, a mio avviso, è legato a come l’evento in cui partecipa l’influencer aiuta a parlare del proprio brand che si cerca di promuovere in termini di storytelling: se il vestito che indossa all’evento è quello di un brand è diverso rispetto ad indossare un abito. Se, poi, oltre allo scatto, racconta una storia in cui enfatizza i benefici di quel vestito e di come lo faccia sentire a suo agio all’evento…allora diventa più facile immaginarsi persone coinvolte che andranno a vedere chi ha realizzato quel vestito promuovendo – quindi – il brand.

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  5. Carlo Gori

    I vostri post sono molto intressanti, vorrei aggiungermi esponendo sinteticamente la mia riflessione da non addetto ai lavori. Farei una distinzione tra Influencer e Brand Ambassador perchè spesso si tende erroneamente a fare coincidere i due ruolo. Partiamo dal concetto che l’obiettivo principe è l’efficacia del messaggio (foto, video, testo, tag, commento, ecc) ma come si può essere efficaci? Non credo esista un’unica strada infallibile da seguire certo è che la foto o il video di un influencer che non mi dice nulla sui prodotti che sponsorizza non ha alcun senso a mio avviso perchè a questo punto al posto dell’influencer potrei mettere un perfetto sconosciuto/a di bella presenza e pagare molto meno. La persona “semplicemente” famosa a mio avviso è un Brand Ambassador palesemente pagato per la pubblicità ma il vero Influencer a questo punto chi è e cosa dovrebbe fare per essere credibile verso la generazione Y e verso i brand che lo vorrebbero utilizzare? L’influencer deve o non deve essere diretto in ciò che promuove? A mio avviso non deve essere diretto ma una buona strategia non deve certamente dimenticare prodotti e servizi per cui viene foraggiato! Bastano dunque dei semplici tag come link alla nostra curiosità? Forse ma non sono cosi sicuro. L’influencer famoso o no che sia dovrebbe indurre all’uso di ciò che mostra perchè lui in primis usa questi prodotti nella vita reale e si identifica in queste aziende perchè migliorano ció che egli fa nella vita. Questo messaggio può essere velato? Secondo me si. Può essere totalmente celato? Secondo me no.

    • Ciao Carlo,

      grazie innanzitutto, per i tuoi complimenti.
      Apprezzo molto anche il supporto che hai dato al mio articolo, attraverso il tuo punto di vista.

      Quella tra Brand Ambassador e Influencer è una distinzione importantissima, che i tecnici di settore devono assolutamente conoscere, se no, di cosa staremmo parlando?
      Hai fatto bene a citarla 🙂

      A mio avviso, tuttavia, sono due figure talmente diverse che non è difficile distinguerle. Questo, forse, perché faccio parte del mestiere anche io…

      Per dire, il primo esempio lampante che mi viene in mente è quello di Federica Pellegrini: Federica non è l’influencer assoldato da Head & Shoulders, ma la Brand Ambassador.

      Grazie di nuovo per il tuo tempo Carlo, e buone feste!

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