Curiosare, condividere, criticare sul web: quale la differenza?

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C’è una linea molto sottile che divide queste tre tipologie di comportamenti sul web. Due di loro, possono avere un lato oscuro: ecco quale.

Curiosare, condividere, criticare: qual è la differenza sul web?Sono uno spassionato osservatore del web e dei suoi frequentatori, oltre che un fedele della sacra religione del personal branding. Spesso e volentieri, infatti, mi trovo a trattenermi da commenti critici verso altri utenti, mentre vado a curiosare fra le varie community e sui blog dei miei competitor.

A proposito di competitor, va specificata immediatamente una cosa, che approfondiremo nelle prossime righe: i nostri concorrenti non sono nemici, ne tanto meno devono essere obiettivi di trasparente critica sul web. Al contrario, gli stessi possono darci ottimi spunti su cui migliorare il nostro lavoro.

Curiosare sul web

Chi non lo fa: io forse sono il primo della fila! Amo e trovo fondamentale andare a curiosare quotidianamente su quelle piattaforme (gruppi e blog in particolare) dove so che posso trovare fonti utili inerenti al mio lavoro, così da potermi formare e, perché no, prenderne spunto.

Talvolta fra i commenti a quelle fonti, trovo quegli ibridi della Terra di Mezzo meglio denominati come troll: quell’utenza che vive per buttar fango sul lavoro degli altri. Ma non sono gli unici abitanti appartenenti al lato oscuro del web, perché esistono anche i lurker: coloro che ti leggono ma tendenzialmente non interagiscono mai coi tuoi contenuti. Questi, spesso e fino a prova contraria, sono come delle talpe: scavano nel tuo giardino e non ti accorgi di loro finché non decidono di mostrarsi, facendo spuntare la loro testolina (alias interagendo) quando meno te l’aspetti.

Ecco, con queste persone “curiose” è difficile mantenere il controllo e rispondere sempre con buon viso a cattivo gioco, ma è necessario per mantenere linda la nostra immagine e la nostra brand reputation.

Condividere sul web

Condividere ogni cosa non è necessario. Condividere ciò che può essere utile a te e al tuo network, sì.

Innanzitutto, condividendo un contenuto contribuisci al valore dello stesso, inoltre darai alla fonte la possibilità di accorgersi di te, di instaurare un dialogo costruttivo e, perché no, proficuo ad entrambi.

L’arte della condivisione spesso non viene concepita da clienti come aziende e professionisti, e da quelle persone che stanno muovendo i primi passi sul web, ma è di grande interesse – per tutti – far comprendere loro questa buona pratica.

Il mercato di oggi è basato su due cose: persone e collaborazione. Perché negarcele?

Criticare sul web

La critica è sempre ben accetta, soprattutto se può portarci valore e se posta con la giusta educazione. Bando a tutte le altre tipologie.

Criticare apertamente sul web una mancanza o un errore di un proprio competitor, è l’errore più grosso che potremmo fare, perché creeremmo quello che viene definito “effetto boomerang”, ovvero provare a macchiare l’integrità di un brand con un commento (gratuito) negativo che poi si può ritorcere contro noi stessi.

Mai, dico, mai, farsene caso delle pecche altrui. Piuttosto, stiamo zitti o facciamoglielo notare in sede privata, col giusto tatto.

Diversamente, siete liberi di fare ciò che volete, ma poi non lamentatevi se le vostre attività stenteranno a decollare.

Il sunto (del buon comportamento sul web)

Bene curiosare se fatto in modo costruttivo. Bene condividere portando valore al contenuto altrui. Bene la critica competente ed educata.

Se vogliamo dare una buona immagine del nostro brand, è necessario che questi tre comportamenti siano moderati. A proposito, risorse che io ho trovato indispensabili, sono gli ottimi spunti che l’amico Riccardo ci da settimanalmente sul suo blog o, in maniera ancora più approfondita, sui suoi recenti due libri.

Voi, come vi comportate sul web? Trovate giusta la mia filosofia di pensiero e/o integrereste altro?

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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