Utilizzo di LinkedIn in Italia: il sondaggio regala risultati inaspettati

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A che punto è oggi LinkedIn in Italia?

E non mi riferisco ai soliti luoghi comuni o al solito target de l’italiano medio, parlo di cosa ne pensano le persone che vivono il web e ci lavorano quotidianamente.

Perché è facile dire “LinkedIn serve al tuo brand” oppure “Parliamo della piattaforma social professionale per eccellenza”, tutto ciò lo possiamo trovare scritto anche sulle confezioni del latte.

Sappiamo anche che è un ottimo box di contenuti utili da quando è stata estesa la possibilità di blogging (Pulse) per ogni profilo personale. Oddio, non proprio a tutti: alcuni italiani sono stati fortunati e se la sono vista integrare più o meno a sorpresa, altri come me, invece, hanno dovuto ricorrere al trucchetto della lingua inglese per poter sfruttare questa importante future.

Qui, apro una parentesi e dichiaro il primo grande difetto di una piattaforma che, a mio avviso, ha la necessità di evolversi prima che Pac-Man Facebook se la magni: a distanza di due anni, perché Mr. LinkedIn non ha ancora reso pubblico Pulse?

Tornando al tema principale, Facebook…ehm ehm…pardon…LinkedIn, non ha ancora avuto la capacità di arrivare ai più comuni e farsi percepire realmente per ciò che è.

Infografica.

Utilizzo di LinkedIn in Italia: il sondaggio regala risultati inaspettati

Ma nemmeno fra noi esperti di settore, come vi raccontavo all’inizio.

Dico questo perché, non meno di una settimana fa ho lanciato un amo nello stagno, con un’esca davvero succulenta.

In quel momento infatti avevo fame e volevo capire che pesci potevo pigliare. Perché è facile andare dall’opinion leader dei pescivendoli e comprare il suo prodotto fresco da rivendere poi ai nostri clienti a pranzo e cena, più difficile è invece tentare di entrare nell’intimità dei pensieri e abitudini quotidiane del pescatore (e non dei pescivendoli) per farsi raccontare le sue strategie di pesca.

Siete d’accordo?

Ecco, per l’occasione ho sfoderato gli stivaloni gommati da trota-man e ho lanciato l’amo nel fiume più popolato: Facebook.

Il risultato del sondaggino veloce veloce, come avete visto, si basava su una semplice domanda. Un’azione, un’abitudine tutto sommato, che a quanto pare non è poi così diffusa e intrinseca come ci si poteva aspettare.

Tutti, in fondo, entriamo in un social media per leggere e curiosare fra le news. Qui su LinkedIn, appunto, non è un tema così banale.

Infatti ne è scaturito che:

  1. il 40% circa scorre abitualmente il news-feed di LinkedIn
  2. il 30% circa non scorre il news-feed di LinkedIn
  3. il 25% circa scorre il news-feed ogni tanto o poco
  4. il 5% circa legge e risponde solo alle notifiche

Sì, parliamo di una manciata di votanti, una quarantina in tutto, ma fra questi spiccano persone più che autorevoli del panorama web italiano, e questo la dice lunga anche sui pareri coloriti che hanno lasciato…

Allora se vogliamo leggere bene cosa celano i risultati sopra, ci accorgeremo che la classifica è ben diversa. Infatti, il reale dato che spicca è, a mio parere, molto preoccupante: il 55% dell’utenza non legge il news-feed e lo scorre ogni tanto, saltuariamente.

Per non parlare di chi ha votato “sì” ma con un’estensione ben precisa della scelta appena fatta, fra le quali:

  • “max 3 minuti, di solito un articolo interessante ogni 3 giorni lo trovo”
  • “1, ma non riesco a farlo tutti i giorni”
  • “1, una volta al mese”

Ora, non sono qui a dire “LinkedIn sta morendo!” perché gli amici Mirko e Leonardo mi prenderebbero a picconate, giustamente, ma è innegabile che qualcosa non funzioni in questo social.

Dai, sappiamo TUTTI il valore di questo media, lo consigliamo ai clienti, lo insegniamo ai corsi di formazione e durante le consulenze quando ci viene richiesto ma poi, nel nostro piccolo, ci limitiamo – e di molto – nell’approccio quotidiano.

Cos’ha che non va, allora? Perché non ci approcciamo ai contenuti proposti e condivisi dai nostri collegamenti?

Ed ecco la seconda grande lacuna: il news-feed è atavico. Necessita di algoritmo esclusivo e di una nuova dottrina a livello di layout.

Inoltre, a parere di tanti di noi, questo social network viene scambiato per una piattaforma più di pubblico dominio, come Facebook (vedi l’infografica sopra).

Ne parlava non tanto tempo fa anche il nostro Rudy nazionale, proprio sul suo Pulse, del mutamento naturale maturato da LinkedIn. Che piaccia o meno, per crescere “si è dovuto facebookizzare”.

Voi che ne pensate?

Ora avete in mano qualche dato ITALIANO in più: trasparente, ufficiale e senza fronzoli. Non i soliti numeri oltremanica da interpretare e applicare al nostro paese.

Fatemi sapere!

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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1 commento on "Utilizzo di LinkedIn in Italia: il sondaggio regala risultati inaspettati"

  1. Fabio Banzato

    Un algoritmo che regoli il newsfeed è più che mai indispensabile, a mio parere. Ha ragione Rudy Bandiera quando scrive che LinkedIn si è “facebookizzato”, è diventato popolare e come tale, nella massa, raccoglie di tutto. Non voglio fare lo schizzinoso o lo snob, ma vedere video musicali scorrendo il neewsfeed di LinkedIn francamente….

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