Il miglior modo di fare blogging

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Cos’ha il tuo modo di fare blogging che non va? Oggi ti spiego perché l’erba del vicino è sempre più verde della tua… Il miglior modo di fare blogging Ci sono o non ci sono delle regole nel fare blogging? Sì, esistono regole di base derivate dal buon utilizzo della piattaforma stessa. Nulla di certificato e nulla che non sia già stato detto, come non esiste nessuna legge che ti vieti di fare il contrario e quindi renderti “originale”.

Ieri, a proposito, leggevo questo post di Dario Vignali e successivamente il suo guest post sul blog di Skande. In parole povere, Dario, sfata il mito del “più articoli pubblichi sul tuo blog e più seguito avrai”.

Un’affermazione importante e che va in contrasto con quanto ci hanno insegnato (e scritto) fino ad oggi i top blogger in Italia e nel mondo.

Ciò che Dario vuole trasmettere attraverso questi due articoli è la sua esperienza, in particolare ciò che lui ha imparato e che lo ha portato al successo nella sua professione. Chapeau! Però, anche nelle sue parole, come in quelle di altri, ho trovato qualcosa di non condivisibile.

Precisazione: io vedo le cose a modo mio, quindi, non sto dicendo che Dario (e gli altri top blogger) dicano cose sbagliate.

Seguimi

Qualche giorno fa, l’amico (e #socio) Gian Marco mi taggava in questo post su Facebook, chiedendomi consiglio se avesse fatto bene o meno, a pubblicare un post off-topic sul suo blog.

Ho capito fin da subito che l’argomento per lui era incalzante e ho dato il mio modesto contributo: bando al post off-topic, in quanto non sarebbe in linea col tema e lo stile del blog. Per questo tipo di articoli sfrutta Google+!

Esatto, secondo le buone regole del fare blogging uscire dall’argomento potrebbe confondere le idee del suo pubblico, soprattutto quello venturo, dove potrebbero arrivare a perdersi e non capire chi è e cosa fa (proprio come gli suggerisce Skande nel primo commento).

Il mio consiglio è stato utile? Penso di sì ma, ripensandoci, è stato un suggerimento generico, un derivato da ciò che ho imparato. Fra i tanti commenti arrivati, quello di Riccardo è stato quello che mi ha sorpreso di più, in quanto ha analizzato il soggetto (Gian Marco) e non l’oggetto (il blog), chiudendo il suo pensiero con Oggi è inutile dividere professione e persona: i clienti vogliono sapere chi c’è dietro ai post”

Effettivamente Gian Marco ha sempre avuto uno stile frivolo, adatto e comprensibile a tutti – non a caso il suo blog è definito Chiacchiere da Taverna – perché non tentare?

Un altro esempio lampante è Rudy Bandiera: sul suo blog lascia spazio ad episodi personali, oltre che ad articoli professionali, e nonostante tutto ha raggiunto obiettivi invidiabili!

Morale

Il miglior modo di fare blogging, quindi, non è seguire la massa ma impararne le basi, dargli un tema preciso per il quale tu possa essere sempre riconosciuto (perché non puoi parlare di sport e poi di cucina) ed integrarci il tuo stile, oltre la tua esperienza.

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About The Author

Classe '83, tenero amante del tortellino in brodo, ex basketball player, tifoso di colori rossoneri, oggi papà e marito. Mi occupo di Social Media Marketing dal 2012 per PMI, aziende e brand pubblici. Dal 2015 mi sono verticalizzato sull'Instagram Marketing. Sono quella persona che siede davanti al computer tra le 8 e le 12 ore al giorno, per curare al massimo il tuo brand.

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30 commenti on "Il miglior modo di fare blogging"

  1. Claudio

    Ciao Alessandro, passando di qua mi sono imbattuto nel tuo articolo.
    Uno dei miglior modi per fare blogging è senza dubbio quello di evitare gravi errori grammaticali.
    – Se avrebbe non si scrive. Si scrive se avesse.
    – Il miglior modo di fare blogging, quindi, non è seguire la massa ma impararne le basi, dargli un tema preciso per i quali ti riconosceranno. Questa frase è abbastanza sgrammaticata. Potrebbe essere: …dargli un tema preciso per la quale (la massa) ti riconoscerà.

    Detto questo, non voglio fare il prof di turno ma solamente farti notare gli errori per migliorare le prossime volte.

    Un caro saluto,
    Claudio

    • Ciao Caludio,

      ammetto che ero molto indeciso se pubblicare il tuo commento o no.
      Di solito li pubblico comunque i commenti di critica, perché sono come un brutto voto in un compito in classe: da lì impari sempre a fare meglio.

      Il tuo commento però, a differenza degli altri, ha una cosa che nel buon comment marketing è sbagliata: innanzitutto inserisci una eMail inesistente e poi non dai un viso ne un sito web al tuo profilo.

      Evidentemente non solo io devo imparare a fare meglio il mio lavoro.

      Detto questo, credo al tuo buon senso e apprezzo il tuo caro saluto, ma non al fatto che non volessi fare il professore.

      Ciao

    • Ciao Claudio,

      riprendere gli errori grammaticali è sempre permesso: aiuta chi scrivere a migliorarsi e a rivedere i propri sbagli.

      Ma attenzione. Gli errori li fanno tutti, spesso anche chi scrive su vere e proprie testate giornalistiche. Non per questo diminuisce il valore delle loro idee o dei loro contenuti.

      Senza tenere conto che gran parte dei blogger non si reputano giornalisti o scrittori. Sono persone che hanno qualcosa da dire e vogliono mettersi in gioco.

      Un invito è quello di non commentare con il solo obiettivo di criticare la forma grammaticale. Questo va anche a svantaggio di chi commenta per due ragioni:

      – La prima, si fa la figura di chi, piuttosto che sottolineare il valore del contenuto, ne critica solamente l’apparenza.
      – La seconda, viene da chiedersi se chi lascia commenti di questo tipo abbia realmente compreso il messaggio del post.

      Con questo non voglio attaccarti o offenderti in nessun modo, semplicemente mi dispiace che Alessandro si sia impegnato nel fare le sue considerazioni e gli si risponda solamente in merito alla forma grammaticale.

      Nel mondo ci sono anche tante persone che avrebbero tanto da dire o raccontare senza avere le possibilità o le conoscenze per farlo.

      Lo scrivo io per primo, che spesso, anche dopo revisioni, pubblico errori grammaticali.

  2. Ciao Alessandro,

    il tema è complesso e ricco di sfumature ma io personalmente condivido la tua chiusura.
    Ho letto e apprezzato tantissimo i due post di Dario, splendido quello sul blog di Skande, altrettanto valido ma più impegnativo quello sul suo blog, proprio per alcuni concetti e attività “da scienziato” che alla fine nella mia modestissima opinione portano via il lato umano, di istinto, ispirazione che c’è e credo ci debba essere in ognuno di noi (devo ancora commentare quel post sul suo blog..). Probabilmente essendo un lavoro che deve portare guadagno, è normale forzare ed esasperare certi aspetti, ma per come vedo io l’attività dello scrivere faccio un pò fatica a seguire certi passaggi..

    Sicuramente, come scriveva Skande tempo fa, non si deve aspettare l’ispirazione e si deve ricercare il tema, il post e scriverlo per mantenere il contatto…è altrettanto vero come dice Dario che si può scrivere anche poco e ogni post deve puntare al meglio…probabilmente è un mix di tutto e alla fine se vuoi emergete ed essere tra i migliori devi applicarti tanto, soprattutto quando fai informazioni tecniche, che siano di sviluppo o informatica generale, oppure di web – social marketing.
    Ma alla fine siamo umani, è giusto scrivere anche per il piacere di scrivere, condividere esperienze o conoscenza e magari a volte anche aspetti personali cercando di gestirli in modo corretto senza confondere troppo cambiando troppo spesso toni o argomenti.

    Resto il fatto che tutti voi (tu, Skande, Dario, MySocialweb ecc) state facendo un ottimo lavoro e leggervi è sempre fonte di riflessione e ragionamento..il tutto teso a comprendere meglio cosa si vuole e si può fare e anche a mettersi in discussione nonostante l’esperienza fatta non sia poca…

    Massimo

    • Ti ringrazio Massimo, sia per il tuo contributo che per avermi messo a livello di professionisti come loro. Ne sono orgoglioso!

      E’ solo da ottobre 2013 che ho aperto il blog e dal 2012 che sono freelance, quindi ho ancora molto da imparare, però ti assicuro che la passione gioca un ruolo importante e come hai detto tu “è giusto scrivere anche per il piacere di scrivere“.

      Grazie ancora e torna presto a trovarmi 😉

  3. Ciao Ale,
    assolutamente d’accordo con te. Credo che il pubblico debba riconoscerti per una peculiarità, un tuo carattere distintivo. Se cerco informazioni sui freelance so quali blog selezionare, se cerco informazioni su google plus ne selezionerò altri. Fare un fritto misto non aiuta il lettore a capire da te cosa può trovare! Bell’articolo, me gustaaa 😀
    A presto,
    Fede

  4. Ciao Massimo, grazie per la citazione e per questo post di grande ispirazione! Spero di poter contribuire raccontando il mio modo di vedere le cose.

    PERSONALITA’, questa è il termine che mi viene in mente.

    Io nel mio post non ho mai affermato che scrivere tanto e spesso sia sbagliato, anzi.

    Ho condiviso il mio modo di lavorare, che è estremamente lontano dal rispettare un calendario editoriale.

    Ho voluto dimostrare che non è sempre obbligatorio dover rispettare scadenze e scrivere il più possibile (come ripete la maggior parte degli esperti).

    Ma Skande, Riccardo Esposito, Rudy sono la dimostrazione che la mia non è l’unica via percorribile, come non è la loro.

    Ognuno ha il proprio modo di lavorare e di avvalersi di strategie differenti. Tra l’altro una cosa è certa: scrivere tanto e scrivere spesso fa bene, aumenta il traffico e migliora le proprie capacità di “scrittore” o “copywriter”.

    Quindi, mi trovo assolutamente in accordo con te: ognuno ha il proprio modo di raccontare e RACCONTARSI.

    Già, raccontarsi, perché è proprio questo il fulcro di questo post e del problema di Gian Marco.

    Sempre secondo il mio parere, raccontarsi è necessario: proprio come scrivevo nel mio post che hai citato, è importante stabilire una connessione emozionale con i propri lettori.

    Per farlo è buona regola utilizzare un linguaggio dotato di grande umanità, condire i contenuti con un minimo di esperienze personali e sapersi raccontare.

    Ma come evitare di scendere in off-topic? Semplice: inserire i propri commenti o esperienze all’interno di contenuti tecnici. Questo è il mio “modus operandi”.

    Capita però che si venga sopraffatti dalla voglia di scrivere riguardo a tutto, di raccontare i propri pensieri e di mostrare le proprie esperienze di vita.

    Cosa fare a questo punto? Come dice Skande Google plus può essere un’ottima alternativa.

    Ma, c’è un ma…

    I social hanno difetti che non tutti posso farsi andare bene. Tra questi sicuramente figura la loro abitudine di seguire trend passeggeri, nascere e morire portandosi con loro i contenuti degli utenti e lasciare che i vecchi post scompaiano in uno stream troppo vecchio per rimanere sui profili.

    Come si può risolvere?

    Io personalmente trovo una buona soluzione in medium.com, ma proprio in questi giorni sto meditando l’apertura di un blog secondario che racconti la mia vita, i miei viaggi e i pensieri che non richiedono lunghi post tematici al riguardo. 🙂

    Un abbraccio a tutti!

    • Grande Dario 🙂 ciao!

      Innanzitutto grazie per essere passato, per il tuo ulteriore contributo e per aver ribadito la tua idea di blogging.

      Faccio solo una breve precisazione, perché non voglio creare incomprensioni: tu non dici esplicitamente che è “sbagliato”, posso essere d’accordo, ma dimostri con i fatti che ci sono altri metodi, con la tua esperienza (no calendario editoriale) che hai ribadito poc’anzi qui.
      Di fatto, il modo di interpretare il blogging di altri (non necessariamente Rudy, Skande, Riccardo e Gian), può essere sbagliato come può esserlo il tuo e il mio.

      Spero di essere stato più chiaro 🙂

      Un abbraccio anche a te carissimo!
      Ciau

  5. Ho scritto con l’iphone in velocità, quindi sicuramente ci sarà qualche errore, se hai voglia editalo Ale. Tra l’altro ho scritto massimo sbagliando 😉

    Un abbraccio

  6. Ciao Ale!
    Non potevo di certo mancare a farti la festa: che erroraccio, ahi ahi ahi! In ginocchio sui ceci! 😀
    A parte gli scherzi, hai visto come il troll ti aumenta la mole di commenti? Secondo te si potrebbe usare come strategia?
    Creo un bell’articolo e poi in fase di revisione ci caccio dentro apposta un’espressione che fa a cazzotti con l’italiano o un bel errore grammaticale. Apparecchio per bene la tavola e aspetto che il troll si presenti a cena! Ripensandoci: meglio di no. Poi si finisce per andare del tutto OT nei commenti!
    Buon week end, amico ;D

  7. Ciao Ale,

    A prescindere dal “grazie” per la citazione ti dico che, secondo me, questo è il modo giusto per fare blogging. Prendere spunto da tutto, sfruttare le idee dei colleghi, citare nel modo giusto: creare connessioni virtuose, questa è la chiave!

    Bene così.

  8. L’ideale sarebbe impostare sin dal principio il blog in un certo modo, ovvero inserendo anche post più personali/riflessivi o altro. In corso d’opera, magari, si può verificare come reagiscono gli utenti e magari spiegare anche tramite la pagina Facebook o Google+ il perchè dell’esigenza di questo cambiamento. Il blog si evolve con noi e questo, in ogni caso, non è sbagliato.
    I lettori apprezzano sempre la coerenza e la sincertà a mio avviso. Il lato umano, sapientemente calibrato anche quando trattiamo temi più “tecnici”, rende il tutto più emotivo e quindi di maggiore immedesimazione ed empatia per chi legge.

    un saluto!
    Roberta

    Visual Fashionist
    Style Factor

    • Ciao Roberta!
      Sì, il tuo ragionamento è corretto, soprattutto quando dici “L’ideale sarebbe impostare sin dal principio il blog in un certo modo, ovvero inserendo anche post più personali/riflessivi o altro”.
      Sai, però, qual è il problema? Che quando ci si lancia in questa professione/avventura, soprattutto per chi ama scrivere, non pensa che prima o poi quello spazio potrebbe essere “minacciato” dal personale, ma ci si imposta su ciò che vogliamo trasmettere, ovvero il nostro settore di lavoro per il quale vogliamo emergere o dire semplicemente la nostra.

      La necessità di scrivere qualcosa di personale, penso io, viene sempre dopo.
      Non credi?

  9. Allora Ale dimmi: vuoi un feedback che ti riempie di orgoglio o vuoi un feedback che ti indichi quello che non va? (Poi però mi difendi tu dai frequentatori del blog)

  10. Generalmente quando un post non mi convince io faccio una cosa fantastica: dico tra me e me “non mi convince” e, a meno che la mia opinione non sia espressamente richiesta o con chi ha scritto ci sia una certa confidenza, spesso provo a non curarmi di ciò che ho letto e passo avanti.

    A volte tacere è un gran regalo. Ma più spesso il vero regalo è parlare comunque, prendersi la briga di dire la propria idea anche quando ciò significa dedicare il proprio tempo a qualcosa che non si è apprezzato.
    Perché a volte bisogna essere così generosi da criticare costruttivamente.

    Ecco, a proposito, io il trattamento riservato al commentatore Claudio l’ho trovato proprio fuori luogo. Per diversi motivi. Per esempio perché affermare che la correttezza grammaticale come base di un blog non può mancare non è “fare il professore”. Che poi che significa “fare il professore”? Il blog è pubblico, tutti possono leggerlo, quindi anche se spesso queste correzioni (che sono comunque state espresse con garbo) vengono fatte in privato nulla vieta di commentare e sottolinearle pubblicamente. Anzi. T

    Tutto dovrebbe invece vietare al proprietario del blog di reagire male. Non condivido quindi la tua risposta e neanche il commento di Dario. Perché no, scrivere correttamente non è “badare solo alla forma” e perché la frase “nel mondo ci sono anche tante persone che avrebbero tanto da dire o raccontare senza avere le possibilità o le conoscenze per farlo” è assolutamente fuori luogo nel caso di questo blog. Perché tu, Alessandro, sei un freelance anche “in ambito web writing”, no? Non sei quindi qualcuno che ha voglia di raccontare qualcosa ma dichiara sin da subito di non saper scrivere. Tutt’altro.

    Continuando a parlare del post ti dirò in breve cos’altro non mi ha convinto: citerò il tuo testo, per quello che c’è scritto a parte le citazioni e ti darò il mio commento.

    “Ci sono o non ci sono delle regole nel fare blogging? Sì, esistono regole di base derivate dal buon utilizzo della piattaforma stessa. Nulla di certificato e nulla che non sia già stato detto, come non esiste nessuna legge che ti vieti di fare il contrario e quindi renderti “originale”.”

    Prima parte del testo che dà una risposta-non-risposta a una domanda-non-domanda e che quindi, purtroppo, non dà nulla.

    Che intendi per “regole di base” e “buon utilizzo della piattaforma stessa”? Senza un’opportuna spiegazione suonano come parole vuote. Come se tu aprissi una porta ma la casa fosse ancora in costruzione. A che pro?

    Le virgolette che abbelliscono l’aggettivo “originale” sono punte d’ironia? Altrimenti non si spiegherebbe come per rendersi originale (ammesso che ci si possa “rendere” originali) si debbano infrangere proprio quelle regole di base che, se ti fanno fare un buon uso della piattaforma, infrangere non dovresti.

    “Ieri, a proposito, leggevo questo post di Dario Vignali e successivamente il suo guest post sul blog di Skande. In parole povere, Dario, sfata il mito del “più articoli pubblichi sul tuo blog e più seguito avrai”.”

    Come tu stesso dirai più avanti Dario “si limita a parlare della propria esperienza (come tutti, del resto. Il nostro orizzonte è sempre più limitato di quanto vorremmo). Quindi no, non sfata nessun mito. Il bello della mitologia, in fondo, è anche in questo: esistono storie per tutti. Dario non trova riscontro nel mito del “pubblica-a-getto-continuo-ché-mille-post-come-gutta-cavat-lapidem-scavano-il-cuore-del-target”? Trova riscontro in un altro mito allora. Nel mito del “post-lungo-approfondito-che-va-bene-anche-se-meno-frequente-perché-conta-la-qualità-e-blablabla”. Il mito stesso è d’altronde un serbatoio a cui attingere. Quasi una cassetta per gli attrezzi. È normale (anzi, di più, è auspicabile direi) che ognuno adoperi lo strumento più adatto alle proprie attitudini e ai propri scopi.

    “Precisazione: io vedo le cose a modo mio, quindi, non sto dicendo che Dario (e gli altri top blogger) dicano cose sbagliate.”

    A cosa serve questa precisazione? Mi sembra inutile.

    Serve a specificare che non sei nella posizione di affermare con certezza che sono in errore? È ovvio che non puoi dire con certezza che gli altri sbagliano. Come potresti? Nessuno può. Non si tratta di scienze esatte.

    Serve a specificare che vedi le cose a modo tuo? Anche in questo caso… Pleonasmo più che evitabile. Tutti vediamo le cose a modo nostro anche quando le vediamo appoggiando il punto di vista di qualcun altro.

    Serve a specificare che non stai andando contro Dario e gli altri top blogger italiani?

    Ecco, insomma, non serve precisare.

    “Esatto, secondo le buone regole del fare blogging uscire dall’argomento potrebbe confondere le idee del suo pubblico, soprattutto quello venturo, dove potrebbero arrivare a perdersi e non capire chi è e cosa fa (proprio come gli suggerisce Skande nel primo commento).”

    Il pubbbbblico. Questa massa informe di pecoroni che non saprebbero distinguere un uomo dal proprio riflesso! No, su, il pubblico non è stupido. Non è che per confondergli le idee basta così poco. Di tanto in tanto un po’ di fiducia a questo pubblico non guasterebbe.

    “Il mio consiglio è stato utile? Penso di sì ma, ripensandoci, è stato un suggerimento generico, un derivato da ciò che ho imparato. Fra i tanti commenti arrivati, quello di Riccardo è stato quello che mi ha sorpreso di più, in quanto ha analizzato il soggetto (Gian Marco) e non l’oggetto (il blog), chiudendo il suo pensiero con “Oggi è inutile dividere professione e persona: i clienti vogliono sapere chi c’è dietro ai post”.”

    Sono d’accordo con Riccardo, in questo caso. Ma non lo sono del tutto col suo commento a questo post: a me il post sembra più citazionistico che altro. Avrei apprezzato un maggior contributo personale. Perché il bello di arare un terreno per le famigerate “connessioni virtuose” sta proprio nel prendere le proprie idee e mescolarle alle altre. Ma prenderle queste idee!

    “Effettivamente Gian Marco ha sempre avuto uno stile frivolo, adatto e comprensibile a tutti – non a caso il suo blog è definito Chiacchiere da Taverna – perché non tentare?”

    Credo che definire lo stile di Gian Marco “frivolo, adatto e comprensibile a tutti” sia un po’ superficiale, sai?

    “Il miglior modo di fare blogging, quindi, non è seguire la massa”

    Come non essere d’accordo con questa affermazione? Messa giù così è quasi tautologica: è come se tu dicessi “il miglior modo di fare blogging è fare bene blogging. Siete d’accordo?”.

    “ ma impararne le basi, dargli un tema preciso per il quale tu possa essere sempre riconosciuto (perché non puoi parlare di sport e poi di cucina) ed integrarci il tuo stile, oltre la tua esperienza.”

    Puoi parlare di sport e poi di cucina, se trovi il fil rouge. Magari parli delle ricette adatte a uno sportivo. E lo stile non si integra: lo stile c’è già.

    Ho sferruzzato il commento originale perché era decisamente troppo lungo e non mi sembra il caso di monopolizzare il tuo blog. Spero comunque di essere riuscita a trasmetterti le linee fondamentali del mio pensiero e sarebbe fantastico se dopo questo commento dalla tua risposta io potessi capire meglio qual è il tuo pensiero dietro questo post. Perché io in questo post Alessandro non l’ho visto.

    P.S.
    Mi riservo il diritto di ampliare, se mi andrà, la mia opinione in un eventuale prossimo commento, dopo che mi dirai “benvenuta!” e approverai questo. 🙂

    • Ciao Monia!
      Sì, tremendamente in ritardo ma ci sono, ti sto rispondendo 🙂

      Il tuo commento non posso nascondere che abbia destabilizzato alcune certezze sul mio modo di scrivere e formalizzare le idee in articolo.
      Per qualche attimo, giuro, mi ero chiesto che cacchio avevo scritto fino a questo articolo…

      Poi, ho capito: non ho dato al lettore ciò che lui voleva, o sperava. Almeno, non a tutti i lettori, e tu ne sei stata l’esempio.
      Ho apprezzato quindi tutte le tue critiche. Non è facile trovare persone che spendano il proprio tempo, contro il tuo lavoro, in maniera costruttiva.

      La trasmissione del mio concetto è venuta a meno, quindi, provo a spiegartela in poche righe.
      Ci sono delle regole da seguire per fare un buon uso del blog e provare ad emergere dalla massa, dico bene? In particolare dobbiamo comunicare con trasparenza chi siamo (specificando anche di cosa ci occupiamo), darci un obiettivo (quindi sapere cosa vogliamo ottenere) e, soprattutto, riconoscere il nostro target (capire a chi dobbiamo comunicare).

      Lo stile?
      No, non nasce con noi, soprattutto se parliamo di scrittura.
      Cavolo, se torno indietro a rileggere ciò che scrivevo un anno fa sembro un’altra persona, completamente un altro autore! Questo, perché? Perché ho investito tempo e tante tante ore di battitura, quindi, ho fatto esperienza (tuttora ne sto facendo), ed ho trovato il mio stile.

      Concludendo, col lettore Claudio, forse non ho reagito bene secondo tuo modo di vedere.
      Non sono stato maleducato (odio ogni forma di maleducazione), ho solo risposto in maniera consona. Pensaci: perché nascondersi dietro un indirizzo eMail inesistente?
      La cosa, tornandoci sopra, continua a puzzarmi e non riesco a credere ad un commento costruttivo come dici tu. Inoltre, che fine ha fatto Claudio? Volatilizzato…guarda un po’.

      Grazie per il tuo meraviglioso contributo e per il tempo che hai voluto costruttivamente dedicarmi 😉

  11. 1) chi si mette in gioco, chi rischia del suo e osa, sbagliando, fallendo e vincendo a fasi altrne, è persona degna di stima e rispetto. Chiunque può parlare al bar, altra cosa è scendere in campo e darsi da fare.
    2) Ha già detto tutto Monia ed io al tuo posto mi studierei a fondo il suo commento, un frammento alla volta. Perchè sarà diretta e cruda, ma di fatto è l’unico commento realmente utile che ho letto (non solo sul tuo blog) negli ultimi mesi. E sappi che questo genere di feedback, quando una persona si prende il proprio tempo per te, vanno accolti con gioia, perchè c’è gente come me che per un feedback così articolato viene pagata. Monia ti ha regalato tanto con questo commento.

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